La Zecca dello Stato controllava i computer e i telefoni dei suoi dipendenti

Pubblicato il 29 ottobre 2011 15:50 | Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2011 23:21

Poligrafico dello Stato ROMA – Il 12 e 13 maggio scorsi, gli ispettori sono andati in via Salaria 1027 a Roma, nella sede dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per accertamenti di routine che il Garante per la protezione dei dati personali compie tra soggetti pubblici e privati.

Gli esperti dell’Autorità si mettono al lavoro ai computer dei dipendenti dell’Istituto che ha come azionista unico il ministero dell’Economia  e scoprono, racconta il Corriere della Sera, “un sistema di filtraggio della navigazione Web capace di generare report individuali relativi a siti visitati da ciascun lavoratore, indicandolo nominativamente  e apprendono da un documento interno che i “log della navigazione dei singoli dipendenti sono mantenuti e archiviati su supporti magnetici custoditi in cassaforte”. Operazioni su cui non viene stipulato “nessun accordo sindacale  e senza che gli interessati, sempre secondo l’autorità, siano stati compiutamente informati.

L’azienda, allora guidata da Ferruccio Ferranti, si difende e risponde che ai dipendenti “è stato consegnato un opuscolo in cui è prevista che l’attività di Internet sia registrata in log mantenuti su sistemi informativi” ma all’Authority non basta e decide di dichiarare “illeciti alcuni trattamenti effettuati” trasmettendo il provvedimento in Procura per gli “illeciti penali eventualmente configurabili”.

L’Istituto intanto, viene multato per circa 80 mila euro. Dal 28 luglio, in concomitanza con la ridefinizione dei compiti del Poligrafico decisi dal ministro Giulio Tremonti “in funzione dell’attuazione del progetto sulla carta d’identità elettronica”, il Poligrafico viene affidato a Maurizio Prato, attuale ad.

L’Istituto racconta di aver “pagato una parte della sanzione” e di aver impugnato il provvedimento. “Le interpretazioni del garante — spiegano dall’Istituto —non sono corrette e i lavoratori erano avvisati con un’informativa precisa. Abbiamo chiesto un’audizione all’autorità che non ci è ancora stata concessa”.

L’ispezione si è soffermata anche sul sistema di telefonia Voip, circa 300 utenze, su cui sono stati rilevati “profili di illiceità”. Il Poligrafico, secondo le accuse, sarebbe stato in possesso di un sistema di “analisi e controllo del traffico telefonico” con la possibilità di avvalersi di una funzione “alert” in grado di “inviare un’email ogni qual volta un numero interno effettuava una chiamata verso determinati numeri esterni configurabili dall’amministratore”.

L’Istituto risponde in questo caso di non aver mai utilizzato il sistema “alert”. L’articolo del Corriere della Sera a firma Corinna De Cesare, si chiede però quale fosse lo scopo di tutto questo eccesso di controllo sui dipendenti, domanda che al momento resta inascoltata.