Il profugo e Jovanotti, la doppia morale del “lavorare gratis”

di Elisa D'Alto
Pubblicato il 9 Giugno 2015 19:25 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2015 19:25
Il migrante e Jovanotti, la doppia morale del "lavorare gratis"

Il profugo e Jovanotti, la doppia morale del “lavorare gratis”

ROMA – Da una parte c’è un profugo arrivato attraverso le traversie che la cronaca ci racconta in provincia di Treviso. Dall’altra c’è Jovanotti, il cantante. E in mezzo la doppia morale sul lavorare gratis, tema caldo degli ultimi giorni. La storia del migrante africano la racconta Repubblica: c’è un nigeriano arrivato in Italia attraverso un barcone di disperati. Per lavorare, come tutti quelli che come lui affrontano quel viaggio e i suoi rischi. Viene salvato e viene mandato in Veneto, a Codognè, in una delle strutture messe a disposizione dai Comuni per dare un tetto e un pasto ai profughi.

Questo migrante, racconta il sindaco della cittadina Roberto Bet, viene contattato dall’amministrazione per fare alcuni lavoretti per il Comune. I migranti si tengono impegnati e in qualche modo si inseriscono nel contesto che li ospita, e il Comune trae qualche beneficio dalla loro presenza. Tutto bene, niente di male. Eppure il sindaco fa notare che quel migrante in particolare è stata un’esperienza negativa, il motivo per il quale oggi si associa a quei sindaci e governatori che dicono: basta migranti. “Pretendeva lo stipendio”, dice il sindaco, per i lavoretti di cui sopra. Non c’è motivo di dubitare delle parole e della buona fede del sindaco, tuttavia è altrettanto verosimile che il profugo in questione non abbia “preteso”, ma forse semplicemente chiesto se in cambio di quei lavoretti ci fosse del denaro. In fin dei conti è partito dal suo Paese proprio per lavorare e possibilmente mantenere la famiglia, cosa c’è di strano a chiedere denaro in cambio di lavoro?

Denaro in cambio di lavoro: non è esattamente quello per cui è stato duramente, e anche un po’ strumentalmente, attaccato Jovanotti qualche giorno fa? Il cantante, in un discorso davanti a studenti e ragazzi, ha ricordato i suoi primi lavoretti da ragazzino, sottolineando che anche piccole esperienze non retribuite, in giovane età e in particolari situazioni, possano tornare utili come bagaglio di esperienza. Insomma, non ha fatto l’apologia dello sfruttamento, eppure tutti a dargli addosso perché ogni lavoro si paga, sempre.

Ma nella doppia morale di questa narrazione il 18enne che serve ai tavoli di una sagra di paese non può farlo gratis perché è sfruttamento, mentre il migrante partito dall’altra parte del mondo per sfamarsi deve accettare la morale del “lavora gratis”, senza fare e farsi inutili domande.