Ilva, commissari Bondi e Gnudi indagati: gestione discariche

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Settembre 2015 21:24 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2015 21:24
Ilva, commissari Bondi e Gnudi indagati: gestione discariche

(Foto Lapresse)

TARANTO – L’Ilva di Taranto inquinò anche dopo i Riva, durante la gestione dei commissari Enrico Bondi e Piero Gnudi. I due commissari straordinari sono tra i quattro destinatari di un avviso di proroga delle indagini sulla gestione dei rifiuti nella discarica Matter Gratiae.

L’ipotesi di reato è quella di getto pericoloso di cose e di violazioni del testo unico sull’Ambiente. Gli altri indagati sono l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Antonio Lupoli e l’attuale direttore Ruggiero Cola. In pratica si contesta la volontà dell’Ilva commissariata di sfruttare le discariche interne per rendere l’azienda autosufficiente nel ciclo dei rifiuti.

Il 15 maggio 2013, per la gestione del sito Mater Gratiae, fu arrestato per concussione con altri tre indagati l’ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido. Secondo l’accusa, avrebbe indotto, dal 2006 al 2011, i dirigenti del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto a rilasciare autorizzazioni per la discarica gestita dall’Ilva “in carenza dei requisiti tecnico-giuridici”.

L’inchiesta “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ambientale provocato dall’impianto siderurgico è poi sfociata in una raffica di rinvii a giudizio (44 persone fisiche e tre società). Tra gli imputati rinviati a giudizio c’è anche l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso. Il processo comincerà il 20 ottobre.

Adesso, per la gestione della discarica Mater Gratiae si ipotizzano reati penali (un ‘atto dovuto’ in seguito all’informativa dei finanzieri) anche nei confronti di Bondi e Gnudi, che hanno previsto nei piani industriali l’istruttoria per l’utilizzo delle discariche interne.

Peraltro, il decreto legge sull’Ilva che ha introdotto l’amministrazione straordinaria e la possibilità di utilizzare le risorse sequestrate dalla magistratura di Milano ai Riva nel 2013 nel risanamento ambientale dell’acciaieria di Taranto, garantisce la non punibilità penale dei commissari nell’attuazione delle misure del piano ambientale dell’Ilva.

Uno “scudo” che fu aspramente contestato dagli ambientalisti, ma anche da diversi esponenti politici. L’azienda intanto fa sapere che “in Ilva non sono rimasti sorpresi dall’indagine e guardano con la massima fiducia alla valutazione seria e approfondita che faranno i magistrati”.