Ilva, Passera: “I magistrati sbagliano”. Scontro “elettorale” governo-pm

Pubblicato il 20 Gennaio 2013 11:51 | Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2013 11:51
Ilva, il sequestro dell'area a caldo (foto Ansa)

Ilva, il sequestro dell’area a caldo (foto Ansa)

TARANTO – Lo scontro lo accende un cinguettio su Twitter del ministro Corrado Passera: “Sul blocco dei prodotti finiti i magistrati stanno proprio sbagliando. Non si difende così lavoro e ambiente”.

Tweet sintetico come richiesto dal social network e comunque chiaro della linea che il governo, d’accordo con sindacati e Regione Puglia, ha tracciato sulla questione Ilva già dal vertice straordinario di venerdì notte. Lo stabilimento di Taranto va rimesso in moto al più presto, qualsiasi sia la posizione in materia dei magistrati.

Una situazione bloccata, quella dell’Ilva, resa ancora più calda dalla questione “campagna elettorale”. Da un lato c’è il governo che in materia ha prodotto un decreto legge e ci ha messo la faccia. Dall’altro c’è una magistratura che tra un ricorso e l’altro non cede, impugna il provvedimento e soprattutto non dissequestra i prodotti finiti, vero oggetto del contendere di questi giorni. Senza quei prodotti, sequestrati perché lavorati a stabilimento già sequestrato, l’Ilva non può ripartire.

Non a caso il governo sta pensando a un decreto salva Ilva bis, da presentare in Consiglio dei Ministri già martedì. Quale sia l’oggetto della contesa lo spiega nel dettaglio Repubblica:

E’ infatti scontro frontale sulla legge che nasce dal decreto 207 del 3 dicembre scorso, convertito dal Parlamento con una larga maggioranza prima di Natale, e che dispone che l’Ilva di Taranto possa continuare a produrre nonché commercializzare i prodotti realizzati prima del 3 dicembre. La legge, contestata su tutta la linea dai magistrati di Taranto, blinda l’attuazione dell’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’Ilva lo scorso 26 ottobre con una serie di prescrizioni a carico dell’azienda da adempiere in tre anni. La procura non commenta le mosse delle ultime ore, ma precisa che la questione fondamentale ora è proprio quella che ne mette in discussione la legittimità costituzionale e che è stata posta alla Corte Costituzionale. E, ricorda, la decisione della Consulta sul conflitto di attribuzione sollevato sulla legge 231 a questo punto è “irrilevante”. “E’ dal pronunciamento sulla costituzionalità – ha chiarito il procuratore capo Franco Sebastio – che potranno emergere effetti sul sequestro”.

In tutto questo c’è la campagna elettorale. Come osserva Enrico Fierro sul Fatto Quotidiano  “non si può andare alle urne con 12mila famiglie senza stipendio, esasperate e l’incubo che chiuda tutto, Taranto, Genova e le altre città dell’acciaio”. Così l’Ilva diventa terreno di scontro e di trattativa. Sempre il Fatto Quotidiano riporta la notizia di un’offerta al procuratore Franco Sebastio, un posto nelle liste del Partito Democratico. Sebastio però avrebbe rispedito al mittente la proposta di Bersani. E, a chi gli chiede conferma, si limita a “rispondere con un sorriso”.