Ilva, a Taranto “mortalità più alta del 10%”. Clini cauto: “Verifichiamo”

Pubblicato il 17 settembre 2012 14:32 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2012 23:39

(Foto Ansa)

ROMA – Tra il 2003 e il 2008 la mortalità a Taranto è stata più alta del 10% rispetto alle attese. Lo dicono i nuovi dati del progetto Sentieri dell’Istituto superiore di sanità. I dati riconoscono un nesso sospetto ma non accertato di causalità con le emissioni degli stabilimenti di Taranto. Ma il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, frena: “I dati partono da ipotesi che hanno bisogno di verifica. Ci sono margini di incertezza sul rapporto causa-effetto della mortalità per tumori della popolazione di Taranto”. Intanto i custodi chiedono di “Spegnere gli impianti”. E Clini incalza: “La procedura per la definizione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale prosegue e sarà conclusa entro il 30 settembre”.

La ricerca dell’Istituto superiore di Sanità fa parte del progetto che ha studiato il profilo di mortalità delle popolazioni residenti nei siti di interesse nazionale per le bonifiche (circa 60 in Italia) misurando l’impatto sulla salute di quelli contaminati come appunto l’area di Taranto.

Clini ha anche detto che ”il ministero dell’Ambiente si costituirà parte civile nel processo mirato a individuare responsabilità per l’inquinamento di Taranto”.

Il ministro ha poi annunciato che l’Ilva ha confermato l’intenzione di rimanere nell’area produttiva di Taranto, e di voler investire 400 milioni di euro per il risanamento, che quindi verrà pagato solo dai privati, senza aiuti pubblici.

Martedì il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, consegnerà alla Procura di Taranto e al gip Patrizia Todisco un piano di interventi immediati su alcuni impianti sequestrati del Siderurgico, ma nel frattempo i tre ingegneri-custodi giudiziari non danno tregua. Con una direttiva che fa seguito a quella consegnata loro venerdì scorso dalla Procura nella quale si sottolineava che l’area a caldo del Siderurgico non può produrre, oggi hanno disposto lo stop di alcuni impianti “sigillati” dal 26 luglio scorso.

Con la direttiva odierna i custodi ordinano il completo rifacimento delle batterie 3,4,5,6,9,10 delle cokerie degli altiforni, lo spegnimento delle torri che vanno dalla numero 1 alla numero 7, eccetto la torre 2, e lo spegnimento degli altoforni 1 e 5, a cominciare subito dal primo, oltre allo stop dell’acciaieria 1, all’adeguamento dell’acciaieria 2 e al rifacimento del reparto ‘Gestione materiali ferrosi’ (Grf). Secondo fonti sindacali, la disposizione prevede anche che il personale in esubero, in conseguenza della fermata degli impianti, venga ricollocato nelle operazioni di bonifica.

Fornero: “Salvare i posti ma non a discapito della salute”.  ”Dobbiamo salvare i posti di lavoro ma non a discapito della salute”, afferma il ministro del lavoro, Elsa Fornero, intervenuta alla presentazione del Quaderno del Ministero della Salute sull’amianto a Casale Monferrato (Alessandria).

”Spesso nella ricerca della crescita economica – ha sottolineato Fornero – si sottovalutano i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Come Paese civile ed europeo dobbiamo riuscire a superare questo problema attraverso un equilibrio non facile ma che va ricercato. La crescita economica e’ un obiettivo a cui puntare ma va soppesato in modo di non sacrificare altri obiettivi quali la salute e la sicurezza del lavoro”.

”La vicenda dell’amianto – ha aggiunto Fornero – rappresenta forse il caso più emblematico della difficoltà di conciliare l’aspirazione al lavoro con la sicurezza. La crescita – ha proseguito – è un fatto positivo ma dobbiamo fare attenzione ai suoi costi sul lungo termine. Alle volte può esserci la tentazione di chiudere un occhio o anche due perché bisogna produrre velocemente. Ma le persone lungimiranti devono sempre astenersi dal preferire la rapidità, dobbiamo invece puntare a vincere la sfida del lavoro in condizioni di sicurezza”.

In materia di sicurezza Fornero ha sottolineato che ”in Italia abbiamo una buona normativa, all’avanguardia in Europa”, ma che esiste ”un’Italia a macchia di leopardo, con alcune regioni che mancano all’appello e lasciano la normativa disapplicata”. Questo, ha rimarcato, ”non si può più accettare”, quindi ”dobbiamo concentrarci non a produrre nuove norme ma a fare in modo che quelle che abbiamo diventino patrimonio di tutti”.