Imane Fadil disse al suo avvocato: “Volevano farmi fuori”. Ma la Procura chiede l’archiviazione

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 Settembre 2019 14:22 | Ultimo aggiornamento: 18 Settembre 2019 14:22
Imane Fadil

Imane Fadil (Foto Ansa)

MILANO  –  “Sentivo che volevano avvelenarmi e farmi fuori”: sono le parole che Imane Fadil, teste chiave dei processi Ruby, avrebbe detto al suo avvocato poco prima di morire lo scorso marzo in ospedale per una presunta malattia rara. 

Il file audio della telefonata è stato fatto sentire ai giornalisti durante la conferenza stampa in cui la Procura di Milano ha dato conto dei risultati del lavoro dei periti sul decesso della giovane marocchina, 34 anni, addebitata ad aplasia midollare.

Secondo l’avvocato, dalla consulenza medico legale sulla morte di Imane Fadil è emerso che “le scelte terapeutiche non sono state azzeccate”, “la consulenza ha sì escluso la colpa medica, ma questo fronte delle terapie deve essere approfondito e la famiglia farà di tutto per sapere come è morta Imane”.

La Procura chiede l’archiviazione

Diversa la tesi della Procura. La consulenza medico-legale sulla morte di Imane Fadil “ha dato un esito piuttosto sicuro” su un decesso “per malattia”, anche se restano ancora ignote “le cause che hanno generato la patologia, possono essere molteplici, da un’infezione ad altre”, ha spiegato il procuratore di Milano Francesco Greco, chiarendo che mesi fa di fronte a vari allarmi sulla vicenda, tra cui la telefonata della giovane e gli esiti sulla presenza di metalli pesanti e radioattività, venne presa in considerazione anche l’ipotesi “dell’avvelenamento da cianuro”.

Dai primi accertamenti su un campione di urine di Imane Fadil era stato “individuato un movimento positivo relativo alle onde alfa con una frequenza radioattiva vicina a quella del polonio”, ha spiegato il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che ha ripercorso l’allarme poi rientrato di un possibile avvelenamento “da radiazioni” come causa della morte della modella.

Siciliano ha spiegato che i successivi e ripetuti accertamenti hanno escluso qualsiasi “traccia di radioattività”. Inoltre, nel ripercorrere le tappe degli esami che hanno portato ad accertare come causa della morte l’aplasia midollare, ha sottolineato che in tutti gli organi della ragazza fu trovata anche “in quantitativi elevati una sostanza tossica, la piridina”.

Secondo Tiziano c’è la “certezza” che la testimone del caso Ruby sia morta per aplasia midollare. I pm hanno anche escluso responsabilità mediche e hanno chiesto l’archiviazione del caso. I familiari della modella stanno valutando di opporsi alla richiesta di archiviazione.

Nella consulenza redatta dal pool medico legale nominato dai pm di Milano si legge che “l’aplasia midollare associata ad epatite acuta costituisce un’entità clinica estremamente rara e di estrema gravità in cui l’esito infausto è purtroppo frequente sia come conseguenza dell’insufficienza epatica che di quella emopoietica”. I medici parlano anche di “scelte terapeutiche” non “coerenti” alla diagnosi di aplasia che venne fatta all’Humanitas, ma escludono colpe mediche. (Fonte: Ansa)