Imane Fadil, pm Milano: “Marysthell Polanco disse che Putin era alle serate di Arcore”

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Ottobre 2019 7:00 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2019 9:15
Imane Fadil, pm: "Marysthell Polanco non temeva Berlusconi ma Putin, presente ad una cena ad Arcore"

Marysthell Polanco (Foto Ansa)

MILANO  –  Marysthell Polanco, l’ex showgirl dominicana ospite alle serate di Arcore, già a gennaio scorso aveva “confidato di temere eventuali conseguenze nel caso avesse detto la verità sulle serate ad Arcore” e aveva detto di “non temere una reazione di Silvio Berlusconi, ma di Vladimir Putin, che pure avrebbe partecipato a taluna delle note serate”: è quanto hanno scritto a fine marzo, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, i pm di Milano in un decreto per richiedere intercettazioni, quando indagavano sulla misteriosa morte di Imane Fadil, avvenuta il primo marzo per aplasia midollare.

La stessa Polanco, sentita poi il 15 marzo, dopo la morte di Fadil, aveva parlato di una cena ad Arcore con Putin. Già il 9 gennaio, tuttavia, scrivono i pm, si era presentata con il suo avvocato, Paolo Cassamagnaghi, in Procura per chiedere, in sostanza, se avrebbe potuto parlare e patteggiare. Ma non si poteva perché il processo Ruby ter, nel quale è imputata, era già iniziato.

Sempre quel giorno, scrive l’agenzia Ansa, aveva “confidato” di temere per la sua incolumità se “avesse detto la verità” sulle serate di Arcore e, in particolare, di temere una “reazione” di Putin.

Gli inquirenti, si legge nell’atto riportato dall’Ansa, l’avevano “tranquillizzata” perché “eventuali serate alla presenza di Putin non erano state oggetto di indagine”.

Per i pm che avevano aperto un’inchiesta per omicidio “la Fadil e la Polanco non erano le sole a temere per la propria incolumità in caso di rivelazioni compromettenti”, proprio stando al verbale di metà marzo della giovane dominicana.

Nelle scorse settimane i pm hanno chiesto l’archiviazione, ma la famiglia di Fadil presenterà un’istanza di opposizione, puntando sull’omicidio colposo per “terapie sbagliate” all’Humanitas di Rozzano.

Intanto, agli atti restano tutti i verbali delle persone sentite nell’inchiesta (quando si ipotizzava anche l’avvelenamento radioattivo) dai familiari agli amici della ragazza, fino agli avvocati e ai medici che l’hanno seguita. (Fonte: Ansa)