Bologna, continua la protesta dell’immigrata con le labbra cucite

Pubblicato il 22 maggio 2010 17:14 | Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2010 17:36

Continua la protesta della donna tunisina di 34 anni che si trova nel Cie di Bologna, dove giovedì 20 maggio, appresa la notizia del rigetto della sua richiesta di asilo politico, si è cucita le labbra con ago e filo. Oggi 22 maggio è stata visitata dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna, l’avvocato Bruno Desi che, all’ uscita dal Cie, ha spiegato che la donna “non mangia da due giorni e intende proseguire. Non vuole togliersi questi punti perché ha il terrore”.

L’incubo per la magrebina – arrivata in Italia nel 2006 con un gommone dalla Libia, dove ha lasciato il figlio, allora di 4 anni – è il rimpatrio forzato in Tunisia, dove la famiglia – ha raccontato il Garante – l’aveva ripudiata per la gravidanza avvenuta senza matrimonio e un cognato, condannato per un omicidio maturato in ambienti dell’integralismo islamico, l’ avrebbe attesa con un coltello e avrebbe promesso di ucciderla se fosse tornata.

“Esiste il divieto di respingimento nei confronti di persone che, tornate in patria, possono subire persecuzioni. E qui ci sono fatti specifici”, ha sottolineato il Garante. Perciò da lunedì l’ avvocato Roberta Zerbinati, che ha accettato di difendere la magrebina, avvierà le procedure per due ricorsi: uno contro l’ espulsione e uno contro il diniego dell’asilo politico.