Immigrati, a Padova costano un milione al mese. Ma danno lavoro a 400 persone

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 agosto 2015 13:05 | Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2015 13:06
Immigrati, a Padova costano un milione al mese. Ma danno lavoro a 400 persone

(Foto d’archivio)

PADOVA – Mantenere i profughi nel centro di accoglienza di Padova costa un milione di euro al mese. Ma dà lavoro a 400 persone, e fa girare l’economia del luogo, dai negozi di alimentari agli ostelli. I conti li fa il Gazzettino, che racconta il caso degli immigrati ospitati nell’ex caserma Prandina di Padova. Ecco cosa scrive il quotidiano veneto:

“Mille profughi da badare procurano occupazione, pagata con i soldi nostri s’intende. Anche di persone svantaggiate, gente disoccupata e segnalata dai servizi sociali che è stata assunta in tutta fretta dalle coop per dare una mano. O personale di ostelli che languivano e stava per essere licenziato. Fino al piccolo negozio di alimentari di paese al quale gli ospiti si rivolgono sfruttando la paghetta giornaliera di 2,5 euro.

Si calcola che per assistere i 983 profughi presenti nel territorio (ieri altri 50 in più) lavorino circa 300 operatori, senza contare i subappalti, e almeno un centinaio di volontari della Caritas. E di ospiti ne arriveranno ancora, perché l’ultima quota fissata è di 1360. Sono affidati alle cinque cooperative vincitrici di due bandi della Prefettura che all’inizio erano per 500 posti con 3,1 milioni a disposizione. Oggi le esigenze sono raddoppiate ma i soldi latitano. Ultimi pagamenti a marzo. Gli altri arriveranno, se va bene, a fine settembre. Intanto le cooperative hanno dovuto pagare in anticipo i servizi e adesso sono alla canna del gas. Vediamo perché.

Un profugo arrivato in pullman dal sud appena esce dalla Questura dopo il fotosegnalamento entra nel centro di accoglienza della ex caserma Prandina. Qui riceve subito cibo e un letto in tenda per 34,90 euro al giorno. È il costo dell’appalto assegnato alla cooperativa che l’ha vinto con un ribasso sui 35 euro di base.

Oltre a questi soldi va vestito da capo a piedi. Il kit comprende fra l’altro tre boxer, un paio di pantaloni corti e uno di lunghi, uno di scarpe e uno di ciabatte, due paia di calzini, altri vestiti. A cui si aggiungono integratori alimentari perché arrivano denutriti. Poi medicinali, dottori per le visite mediche e le prescrizioni, psicologo e mediatore culturale.

In totale 100 euro, compreso un bonus chiamate da un cellulare per 15 euro, e connessione wi-fi gratuita. Ecco perché i profughi che restano uno o due giorni e poi scappano sono una sciagura per le cooperative. Perché nella costruzione del prezzo immaginano di ammortizzare la spesa iniziale per 20 centesimi al giorno per sei mesi, tempo medio di permanenza. E poi di essere pagati entro 60 giorni dallo Stato. Siccome non avviene anche il 10 per cento di margine evapora.

Quelli che rimangono invece troveranno un servizio lavanderia due volte alla settimana e fra qualche giorno anche le lavatrici se vogliono lavarsi da soli qualche indumento intimo o a cui tengono particolarmente. Poi shampoo, lamette da barbara, dentifricio e pulizia docce. Per la mensa il cibo viene preparato e portato da quattro cuoche.

I rifugiati, soprattutto quelli che hanno attraversato il deserto africano, arrivano con numerose piaghe e tagli alle mani e ai piedi. La cooperativa paga medici e farmaci. In un mese alla Prandina 12mila euro. Inoltre è sempre la cooperativa, con un subappalto, a gestire i trasporti. I profughi devono essere accompagnati in prefettura per i colloqui nei quali la Commissione stabilisce se hanno diritto allo status di rifugiati, oppure sono clandestini.

I profughi alla Prandina vengono pagati due volte al mese, in altri posti una volta alla settimana. E anche questo è denaro circolante. Infine un curiosità. La Prandina è diventata una casella postale. Alcuni si fanno mandare da parenti e amici nel Nord Europa dei pacchi con l’orologio, un tablet anche telefonini. Bella vita? Non pare. A Padova ne sono arrivati 2804 e 1821 sono spariti”.