Immigrati clandestini, i datori di lavoro devono pagare i contributi all’Inps: lo dice la Cassazione

Pubblicato il 11 Novembre 2010 17:51 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2010 18:03

I datori di lavoro che impiegano nelle proprie aziende immigrati irregolari senza permesso di soggiorno e, dunque, senza regolare contratto, devono lo stesso pagare all’Inps i contributi previdenziali in favore dei lavoratori “clandestini”. Altrimenti gli imprenditori che, invece, assumono manodopera straniera rispettando le norme sull’immigrazione, sarebbero ingiustamente danneggiati. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 22599 che ha confermato la multa di circa 88 mila euro a un imprenditore romano che si avvaleva delle prestazioni di extracomunitari privi di documenti senza versare nulla all’Istituto nazionale di previdenza sociale.

Inoltre i supremi giudici avvertono che la retribuzione, in proporzione alla quale devono essere fatti i versamenti, deve essere quella prevista dai contratti vigenti. Secondo il datore di lavoro in questione, Giovanni R., che aveva patteggiato la condanna ”per assunzione di lavoratori extracomunitari senza permesso di soggiorno, favorendo così la loro illecita permanenza nel territorio dello Stato”, proprio il reato da lui commesso ”impediva l’emersione degli effetti propri di un contratto lecito”, con la conseguenza che ”l’Inps non può chiedere il pagamento dei contributi evasi”.

La Cassazione ha disatteso questa tesi replicando che ”in tema di prestazioni lavorative rese dal lavoratore extracomunitario privo del permesso di soggiorno, l’illegittimità del contratto per la violazione di norme imperative poste a tutela del prestatore di lavoro sempre che la prestazione lavorativa sia lecita, non esclude l’obbligazione retributiva e contributiva a carico del datore di lavoro”.

Se così non fosse verrebbero ”alterate le regole del mercato e della concorrenza ove si consentisse a chi viola la legge sull’immigrazione di fruire di condizioni piu’ vantaggiose rispetto a quelle cui è soggetto il datore di lavoro che rispetti la disciplina in tema di immigrazione”.