Imola, resti di donna del Medioevo con feto tra le gambe: raro caso di nascita nella bara

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 marzo 2018 6:44 | Ultimo aggiornamento: 28 marzo 2018 18:30
Imola, resti di donna con feto tra le gambe: raro caso di nascita nella bara

Imola, resti di donna con feto tra le gambe: raro caso di nascita nella bara

IMOLA – A Imola, nel 2010, in un sito archeologico erano stati rinvenuti i resti ben conservati di una donna in posizione supina e un feto tra le gambe: due fenomeni medici risalenti all’Alto Medioevo e raramente osservati.

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La scoperta oltre che inquietante rimase avvolta nel mistero ma un esame più attento ora ha permesso di capire che la coppia rappresenta un insolito caso di “nascita nella bara”. Al momento della sepoltura, sia la madre che il bambino erano già morti, ma solo successivamente il bambino è stato espulso dal corpo della mamma ormai senza vita, un caso di espulsione fetale post-mortem.

A distanza di qualche giorno dal decesso, i gas provocano un notevole gonfiamento del corpo, dando origine a un processo simile alle contrazioni delle donne durante un normale parto. I gas premono sull’utero, spingendo il feto attraverso il condotto vaginale.

Ancora misteriose le cause della morte della donna, che aveva intorno ai 20-25 anni, ma un foro nel cranio indica che una settimana prima del decesso era stata sottoposta a un intervento chirurgico al cervello. I ricercatori delle università di Ferrara e Bologna hanno rivelato i dettagli delle scoperte in un articolo pubblicato sulla rivista World Neurosurgery.

L’intervento di trapanazione cranica, si pensa risalga al neolitico; era utilizzato per trattare tutti i tipi di disturbi, perforando o incidendo il cranio, tra cui un disturbo della gravidanza ancora oggi comune, scrive il Daily Mail. “L’eclampsia provoca convulsioni simili a quelle epilettiche ma non non sono provocate da una malattia cerebrale, possono colpire le donne dopo la ventesima settimana di gravidanza, e le patologie ipertensive sono ancora la prima causa di morte materna”, hanno scritto gli autori nello studio.

Alcune delle manifestazioni più comuni dell’eclampsia sono febbre alta, convulsioni, cefalea frontale e occipitale, alta pressione intracranica ed emorragia cerebrale che “dalla preistoria al 20° secolo, sono stati trattati con la trapanazione”.

La natura della lesione osservata nel cranio fa pensare che la ferita fosse provocata da un intervento chirurgico e non da trauma violento. I ricercatori affermano che mostra perfino dei segni di guarigione ossea precoce, per cui la donna, incinta di 38 settimane, è sopravvissuta almeno una settimana dall’intervento, eseguito nel tentativo di ridurre la pressione cranica.

Sostengono inoltre che la scoperta della trapanazione e insieme la nascita nella bara, sia estremamente rara. “E’ uno dei pochi casi documentati di trapanazione nell’alto Medioevo europeo, e l’unico con una donna incinta che presenta un fenomeno di estrusione fetale post-mortem”, hanno scritto gli autori. “Considerando tutti questi fattori, il caso rappresenta un unicum e fa più luce sulla storia clinica della neurochirurgia e della gravidanza, di quel periodo storico.”

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