Impresa alla…napoletana. Bussano i Nas, chiudi, nascondi gli operai nello stanzone

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 18 Novembre 2019 8:58 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2019 8:58
Melito. Impresa alla...napoletana. Bussano i Nas, chiudi, nascondi gli operai nello stanzone

L’impresa con gli operai a nero scoperta a Melito (Foto Ansa)

ROMA – Impresa alla…napoletana. Melito, pochi chilometri da Napoli, qui azienda mica da poco: è fornitrice abituale di griffe della moda e detiene soldi contratti per le forniture. Un giorno arrivano, bussano I Nas, Nuclei Anti Sofisticazione. Devono guardare, verificare, controllare la mensa.

Ma la mensa non c’è, almeno non nei locali. Forse sulle carte aziendali, chissà. La mensa non c’è ma ci sono 35 persone che lavorano nell’azienda mica da poco. O almeno sono 35 quelli che si vedono. Vengono ovviamente controllati: 14 sono in nero. Va bé, siamo più o meno in media: quasi il 50 per cento di lavoratori in nero. Molti da queste parti lo chiamano nero di necessità, sopravvivenza…

Trentacinque in tutto che si vedono nell’azienda mica da poco, 35 paiono dannatamente pochi per locali e attrezzature così grandi e numerose. E infatti cerca, cerca alla fine gli uomini in divisa trovano una grande porta blindata. Domandano: che c’è là dietro? La domanda esatta sarebbe stata chi c’è là dietro? Si apre e là dietro ci sono altri 43 operai dell’azienda mica da poco.

Ci sono i Nas, chiudi, falli sparire, nascondili! Qualcuno all’arrivo, allo bussare dei Nas aveva lanciato allarme e ordine: nascondersi là dentro, nello stanzone blindato. Ci sono rimasti sei ore zitti e ubbidienti nello stanzone blindato, aspettando venisse il segnale di cessato pericolo. Come in un rifugio anti aereo, aspettando cessasse il bombardamento. Stavano infatti per essere bombardati dalla legge. Dei 43 chiusi e nascosti nello stanzone blindato non ce n’è uno che non sia in nero. In tutto 78 a lavorare lì, in nero 43 nascosti più 14 visibili, fa 57. In nero 57. In regola 21: siamo oltre anche gli standard di illegalità di sopravvivenza, necessità e altri alibi correnti.

L’azienda mica da poco faceva lavorare non poco: 9 ore al giorno. E pagava chi lavorava in nero molto poco: 20 euro al giorno. Il titolare dell’azienda non da poco è stato messo agli arresti domiciliari. Nessuno ha protestato per l’indulgenza della misura, per il buonismo delle leggi e dei magistrati, nessuno ha gridato: in galera! I reati contestati sono solo sfruttamento del lavoro e sequestro di persona…

Fabbrichetta che si arrangia? No: almeno 2,5 milioni il valore delle attrezzature sequestrate. Il titolare, bontà sua, ha detto: “Ho sbagliato”. Adesso magari si scusa ed è tutto finito.

Alcuni di quelli che lavoravano in nero, ovviamente, pare proprio siano percettori del reddito di cittadinanza. Giunge notizia da Aversa, non lontano, che un calzaturificio andava avanti senza allacci alla rete elettrica. Come faceva? Rubata la corrente con un magnete. Impresa…alla napoletana.