Impresentabili, De Luca querela Rosy Bindi. Lei: “Denuncia priva di fondamento”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Giugno 2015 21:11 | Ultimo aggiornamento: 2 Giugno 2015 21:11
Impresentabili, De Luca querela Rosy Bindi. Lei: "Denuncia priva di fondamento"

Rosy bindi (Foto LaPresse)

ROMA – Vincenzo De Luca, neo eletto governatore della Campania, annuncia querela per diffamazione contro Rosy Bindi, “rea” di aver inserito il suo nome nella lista degli impresentabili redatta dall’Antimafia. Una querela a cui Bindi ha replicato secca: “E’ un atto strumentale e privo di fondamento”. Intanto anche Sandra Lonardo Mastella, il cui nome è apparso nella list, ha annunciato querela contro la Bindi.

LA QUERELA – Secondo De Luca nel momento in cui la Bindi, presidente della Commissione Antimafia, ha presentato la lista di impresentabili ha determinato un danno d’immagine, andando oltre i compiti assegnati dalla legge alla Commissione Antimafia e influendo sulla formazione della volontà popolare.

Secondo i legali di De Luca che hanno formulato la denuncia, depositata il 2 giugno alla Questura di Salerno, nel momento in cui la Commissione ha reso pubblici i nomi della lista è andata al di là di quella missione consultiva cui si sarebbe dovuta attenere fungendo da supporto ai partiti sui criteri da seguire nelle candidature.

De Luca contesta il fatto che la Commissione abbia mai approvato la composizione di una lista e considera la conferenza stampa come la circostanza che ha trasformato un atto astrattamente lesivo (il fatto che ci fosse una lista) in una concreta lesione dei suoi diritti (l’averla resa pubblica). La diffamazione consisterebbe nell’aver accostato il nome di De Luca a reati di tipo mafioso dato che l’organismo in questione che lo ha giudicato “impresentabile” è la Commissione Antimafia.

In qualche modo, spiegano dall’entourage del neo presidente della Regione Campania, De Luca appare come un soggetto responsabile di condotte riconducibili ad attività mafiosa. L’abuso d’ufficio sarebbe legato invece, sempre secondo la tesi di De Luca, a una violazione della legge costitutiva della Commissione la quale sostanzialmente affida all’organismo Antimafia compiti di monitoraggio e di attività ispettiva e non di magistratura.

Infine l’ipotesi di attentato ai diritti politici costituzionali. De Luca ritiene che l’iniziativa della Bindi abbia deviato il legittimo corso del consenso andando a influire, a due giorni dalle elezioni, sulla formazione della volontà popolare. Nella querela si sostiene che è stato leso il diritto costituzionale dell’elettorato passivo in capo a De Luca con l’aggravante dell’uso della carica istituzionale, quella di presidente della Commissione Antimafia, per connotare di autorevolezza un’informazione che altrimenti sarebbe rientrata nella semplice dialettica positiva. Per De Luca le informazioni diffuse sul suo conto ne hanno indebolito la credibilità davanti al suo elettorato procurandogli un danno in termini di voti.

“DENUNCIA SENZA FONDAMENTO” – La Bindi ha prontamente replicato alle accuse bollando la querela di De Luca come priva di fondamento:

“Quella di De Luca è una denuncia priva di ogni fondamento, un atto puramente strumentale, che ha scopi diversi da quelli che persegue la giustizia e che pertanto non mi crea alcuna preoccupazione”.

ALTRE QUERELE IN ARRIVO – Intanto anche la Mastella ha annunciato di voler querelare la presidente della Commissione Antimafia, chiedendone le dimissioni:

“Ho dato mandato ai miei legali di querelare l’on. Rosy Bindi per diffamazione e per attentato alla Costituzione. La presidente della Commissione Antimafia ha abusato del suo ruolo istituzionale. Dovrebbe avvertire il dovere di dimettersi”.

ORA COSA ACCADRA’? – La querela di De Luca è stata depositata alla Procura di Salerno e dovrà passare alla Procura di Roma, che ha la competenza del caso e dovrà svolgere le indagini preliminari, che potranno essere archiviate se non saranno ravvisati fatti di rilievo penale.

Già nella fase delle indagini preliminari, peraltro, Rosy Bindi potrà eccepire l’applicabilità nei suoi riguardi dell’articolo 68 della Costituzione, ossia l’immunità parlamentare. Se ciò avverrà, il giudice per le indagini preliminari dovrà sospendere il procedimento e disporre la trasmissione degli atti alla Camera dei deputati.

La delibera della Camera sarà indispensabile anche in assenza di richiesta di Rosy Bindi, se il pm intenderà esercitare l’azione penale. L’aula di Montecitorio, ricevuti gli atti e ascoltato il parere della giunta per le immunità, potrà negare l’autorizzazione a procedere, e in tal caso il procedimento dovrà essere archiviato; oppure concederla. In questo secondo caso, il procedimento seguirà il suo iter normale.