In Italia ci sono 100 bombe atomiche: ecco le basi militari Usa e Nato con gli ordigni nucleari

L’eventuale annessione dei territori occupati alla Russia a seguito dei proclamati referendum, insieme alle parole di Putin sulla possibilità di utilizzare l'arma nucleare, "possono avere importanti ripercussioni sulla Nato e sul nostro Paese". Lo afferma Pietro Batacchi, direttore di RID, la Rivista italiana difesa, che spiega le potenziali ripercussioni. 

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Settembre 2022 - 10:19
Guerra Ucraina nucleare basi nato italia

Guerra Ucraina, la minaccia russa del nucleare e il ruolo delle basi Nato in Italia (foto ANSA)

L’Italia non è immune alla minaccia nucleare russa facendo parte dell’Alleanza Atlantica e Nato. Infatti nella nostra Penisola ci sono due basi militari dove sono collocate bombe atomiche americane: Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone). 

Minaccia nucleare russa, quali sono i rischi per l’Italia

L’eventuale annessione dei territori occupati alla Russia a seguito dei proclamati referendum, insieme alle parole di Putin sulla possibilità di utilizzare l’arma nucleare, “possono avere importanti ripercussioni sulla Nato e sul nostro Paese”. Lo afferma Pietro Batacchi, direttore di RID, la Rivista italiana difesa, che spiega le potenziali ripercussioni. 

“Nel caso di annessione – dice – i territori occupati verrebbero considerati a tutti gli effetti parte della Federazione Russa, e godrebbero pertanto della protezione e della garanzia russa, anche nucleare. La Dottrina Militare russa prevede infatti l’impiego dell’arma nucleare nel caso in cui sia minacciata l’integrità del territorio russo. Tutto ciò – afferma Batacchi – ha importanti ripercussioni anche per la Nato e per la sua postura in materia di deterrenza nucleare, in particolare sulle procedure di impiego delle armi nucleari”.

Il ruolo delle basi Nato in Italia

“L’Italia risulta direttamente coinvolta nella questione in quanto, presso le basi aeree di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia), sono presenti le bombe nucleari B-61 statunitensi, nell’ambito del programma di nuclear sharing dell’Alleanza (che vede coinvolti, oltre al nostro Paese, anche Belgio, Germania, Paesi bassi e Turchia), volto a garantire un’efficace deterrenza nucleare sul suolo europeo. Dovrebbero essere circa una sessantina le bombe B-61 presenti presso le 2 basi (mentre il Sole 24 ore parla di un centinaio), pronte per essere utilizzate dagli F-16 dell’Usaf o dai Tornado italiani”.

Le B-61, spiega sempre l’esperto, sono “bombe nucleari di fabbricazione americana per l’impiego tattico e strategico da caccia e bombardieri». In Europa sono schierate le varianti tattiche Mod.3 e Mod.4, con un potenziale regolabile fino ai 45-60 Kt. I cacciabombardieri Tornado dell’Aeronautica militare impiegabili anche nel ruolo nucleare presso la base di Ghedi “verranno progressivamente rimpiazzati – dice il direttore di Rid – a partire dal 2024 dai caccia F-35A. Questi ultimi, che potranno sfruttare la loro bassa rilevabilità radar ed infrarossa per penetrare le difese antiaeree dell’avversario, possono operare con la bomba B-61 Mod.12, l’ultimo e più sofisticato ordigno della famiglia B-61”.

La Mod.12 è “un’atomica tattica caratterizzata da potenziale bassissimo e basso (regolabile tra 0,3 Kt e 50 Kt) e da un sistema di guida che combina Gps ed un kit di alette in coda che ne aumentano notevolmente la precisione”. Oltre a caccia e cacciabombardieri come l’F-35A e l’F-15 E Strike Eagle, la B61 Mod.12 «equipaggerà pure i bombardieri B-2 Spirit ed il futuro e segretissimo B-21 Raider. La produzione dei primi esemplari di serie è iniziata nell’autunno 2021».