In Sicilia è caro autobus: pochi passeggeri, tanto personale e prezzi alle stelle

Pubblicato il 2 agosto 2010 13:57 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2010 13:57

Il federalismo fiscale continua il suo lento incedere sui servizi siciliani. Il settore dei trasporti sarà uno dei primi a doversi adeguare, passando da una situzione più che disastrata a modello di efficienza.

I problemi che affondano puntualmente i bilanci dei trasporti siciliani sono differenti e passano dalla gestione del personale alla diffidenza dell’utente siciliano a utilizzare i mezzi pubblici che considera sporchi e inaffidabili, come testimoniano le statistiche più recenti.

Giovedì scorso, come riporta il Quotidiano di Sicilia, il Cdm ha approvato il secondo decreto di attuazione del federalismo muovendo così i primi passi verso l’abolizione della spesa storica per passare al costo standard. In altri termini non sarà più possibile spendere senza ritegno ma ci saranno dei criteri che serviranno a stabilire il costo efficiente di un servizio sull’intero territorio nazionale.
I servizi di trasporto locale dell’Isola non possono essere certo considerati al top e costano tantissimo ai contribuenti che li finanziano non solo attraverso i biglietti quotidiani, ma anche dalla risorse elargite tramite la Regione, le Province e i Comuni, per colmare i deficit di bilancio delle partecipate, dopo la fine del Fondo nazionale dei trasporti. Per i trasporti su strada, marittimo e navigazione intera, la Regione siciliana ha speso nel 2008 296.872.359 euro, escludendo le ferrovie per cui ha pagato 43.270.825 euro. In sostanza la Regione ha sborsato circa 59 euro per ogni siciliano, una delle cifre più basse della penisola, ma fornendo un servizio di bassa qualità e con bassissima utenza. Meno passeggeri significa meno copertura economica dai biglietti.
I siciliani preferiscono di certo muoversi con mezzi propri e considerano i trasporti pubblici l’ultima spiaggia in tema di spostamenti. Il recente rapporto “Ecosistema Urbano” di Legambiente ha segnalato come a Catania i passeggeri del trasporto pubblico siano pari a 80 contro una media nazionale di 215, a fronte di un tasso di motorizzazione pari a 70 contro 63 della media nazionale. In generale, secondo dati Istat, la domanda di trasporto pubblico nell’Isola è tra le più basse d’Italia, nonostante i passeggeri trasportati siano cresciuti mediamente del 2,2% rispetto al 2007. A fronte di una media nazionale di 234,5 viaggiatori trasportati, tutti i capoluoghi di provincia isolani oscillano tra meno di 59 e punte di 147,3.
Un basso utilizzo in rapporto a un costo medio del servizio che in Sicilia arriva a 4,78 euro per chilometro, secondo un rapporto di Confartigianato su dati del Ministero dei Trasporti. Un risultato che oscilla tra il minimo nazionale del Molise, 1,72 euro per km, e il massimo della Campania, 7,06 euro. Gli autisti siciliani sono anche tra i meno stakanovisti d’Italia, dal momento che la loro percorrenza media arriva a 21.830 chilometri, praticamente la metà di un guidatore emiliano che mediamente arriva a 42.624 chilometri.
Sempre secondo la Confartigianato, che riporta dati Istat, il livello di gradimento dei passeggeri non fa certo onore ad un servizio che dovrebbe essere ripensato e riorganizzato: solo il 27,7% dei passeggeri dichiara il suo gradimento per la pulizia contro il 44,1% della media nazionale.