San Raffaele. Incendi dolosi, Mercedes “scontate”: retroscena del furto da 1 mln

Pubblicato il 3 Luglio 2012 12:02 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2012 12:09
La cupola del San Raffaele

Lapresse

MILANO – Incendi dolosi, auto vendute a prezzi irrisori. I retroscena del furto da 1 milione di euro al San Raffaele pochi giorni prima del suicidio di Mario Cal sono raccontati dal Corriere della Sera. Il protagonista sarebbe sempre lo stesso per il Corriere: il funzionario della security Antonio Vito Cirillo. Cambiano le storie e le ‘comparse’, ma non sembra cambiare il protagonista. Il Corriere riporta che Cirillo sarebbe stato arrestato con l’accusa di incendio doloso per il campo sportivo adiacente il San Raffaele insieme a Danilo Donati su ordine di don Luigi Verzè. Sempre il Corriere afferma che Cirillo, con il collega Francesco Pinto, sarebbe accusato del furto milionario. E infine c’è la questione, come afferma il Corriere, dell’auto di Cal venduta a Cirillo. Una Mercedes dal valore di 106 mila euro che sarebbe stata ceduta ad appena 17 mila a Cirillo.

Andrea Lomazzi, riporta il Corriere, è la vittima di Cirillo e Donati. Il centro sportivo di Lomazzi era costruito sui terreni del San Raffaele, che erano stati concessi in affitto da don Verzé. Quando don Verzé decise di destinare i terreni ad altro uso e Lomazzi si rifiutò di restituirli cominciarono i problemi. Lomazzi avrebbe detto al Corriere: “Il numero dei clienti è sceso vertiginosamente, alla fine mi sono convinto a lasciare perché di fatto ero impossibilitato ad andare avanti. Mi sono stati offerti 75.000 euro (nulla in confronto all’investimento di 700 milioni di lire), li ho accettati e ho lasciato tutto”. A Lomazzi, che confidava in una causa civile, don Verzé avrebbe detto: “Il giudice sono io e decido io”.

Le intercettazioni citate dal Corriere affermano che “Verzé aveva avviato una violenta campagna contro Lomazzi, amministratore della società che aveva preso in affitto alcuni terreni adiacenti dove gestiva un centro sportivo. Verzé aveva bisogno di rientrare anticipatamente nella disponibilità dei terreni per sviluppare una diversa iniziativa immobiliare”, che voleva avvalersi “di un finanziamento regionale”.

Nelle intercettazioni appare anche il nome di Andrea Roma, ex capo dell’ufficio tecnico, indagato per incendio e tentata estorsione. Il Corriere scrive che Roma e Verzé avrebbero progettato insieme l’incendio, con Roma che avrebbe detto: “Facciamo la scommessa che, quando (lei, ndr) è in Brasile, sentirà che c’è stato del fuoco in una stanza dove ci sono i quadri elettrici che vengono liquefatti, e lui (Lomazzi, ndr) per tre mesi non lavora”. Verzé avrebbe replicato: “Bruciare anche i padiglioni no, eh?”. E Roma avrebbe risposto: “No, quello mi sembra un po’ eccessivo –  e poi lo rassicura –  sono d’accordo con Danilo, gli ho indicato quale stanza…”. Tali intercettazioni risalenti al 2006 sono state confermate dai testimoni in Procura.

Il San Raffaele non sarebbe stato nuovo all’utilizzo di incendi dolosi per raggiungere i suoi fini. Il Corriere parla di una testimonianza dell’11 giugno 2012 che afferma: “Nel 2008 fu appiccato un incendio alla cascinetta di Vimodrone ove si trovava l’archivio delle cartelle cliniche. Voci tra noi erano che l’incendio provenisse dall’interno della Fondazione perché nella cascinetta era custodita documentazione amministrativa che doveva essere sottratta alla Guardia di Finanza”.