Identikit di quelli che incendiano l’Italia: anziani, incolti, disadattati

Pubblicato il 24 agosto 2012 11:53 | Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2012 11:56
Incendio

(Foto Lapresse)

ROMA – Uomini anziani, incolti spesso disadattati, a cui serve un piccolo prato per il pascolo o animali da cacciare: sono gli incendiari del 2012. Sono loro che hanno reso quest’estate già torrida per il caldo bruciata dai roghi, rendendola la più distruttiva degli ultimi cinque anni, la seconda, per numero d’incendi, degli ultimi 15.

C’entra poco, oggi, la criminalità organizzata, o il forestale che dà fuoco ai boschi per garantirsi un reddito. Le leggi anti-edilizia del 2000 impediscono che si piantino nuovi alberi prima di dieci anni dall’incendio. C’è però una criminalità rurale che in questo modo tenta di deprezzare terreni, o che usa i roghi a scopo intimidatorio. Una criminalità che spesso usa manovalanza straniera: 50 euro per commissionare un incendio. Come a Monte Mario, a Roma, dove il fuoco è stato appiccato per una lotta fra bande di accampati rumeni.

E se è vero che il 51 per cento dei roghi boschivi avviene nelle quattro regioni ad alta densità mafiosa, per alcune di queste c’è un profilo specifico dell’incendiario. In Campania è un uomo di mezza età che continua a raccogliere asparagi selvatici mentre alimenta le fiamme. In Calabria è un provinciale con un primo lavoro in città che nel weekend con il fuoco stana le lumache.

Più in generale, l’identikit stilato dal Corpo forestale descrive un ultrasessantenne di provincia con al massimo la quinta elementare, spesso meridionale, il cui interesse e bisogno principale è la sopravvivenza quotidiana: erba per il pascolo da trovare subito, o verdura o selvaggina per la tavola.

Un uomo che costa all’Italia, e a tutti i suoi contribuenti, 300 milioni l’anno. Un ettaro in fiamme costa ad ogni italiano 5mila euro, un Canadair in volo 10mila euro l’ora.  A tutto questo solo quest’estate si aggiungono cinque morti e quindici feriti. Dal 2000 ad oggi le denunce sono state 400 l’anno, almeno dieci gli arrestati, che rischiano fino a 10 anni di prigione. Solo nella settimana dopo Ferragosto in Italia ci sono stati quasi mille roghi, tanto che in alcune aree protette si rischia la desertificazione.

 

 

 

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