Incertezza, disservizi e diritti negati. Questa la scuola italiana per i disabili

Pubblicato il 11 Settembre 2010 16:21 | Ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2010 16:42

Disabile

Incertezza. Disservizio. Diritti negati. E’ questa, in sintesi, la scuola italiana vista attraverso gli occhi di alcune mamme di alunni disabili. Da Nord a Sud, cinque donne raccontano storie di disagio ed emarginazione. Dovute non solo ”ai tagli pubblici, ma a un sistema che in generale non funziona, dalla burocrazia all’organizzazione interna degli istituti”. E chiedono ”più rispetto verso i loro figli, più preparazione da parte degli insegnanti nella gestione degli handicap”.

Mancano poche ore al suono della prima campanella. La preoccupazione per il nuovo anno si fa sentire in tutte le famiglie, ma dove c’è un alunno diversamente abile, quella preoccupazione diventa vera e propria tensione. ”Le vacanze estive per me non sono vacanze – confessa Claudia, mamma di Walter, un ragazzo down di 18 anni, che frequenta il quarto anno di un istituto professionale a indirizzo turistico a Bari – ogni anno mio figlio cambia l’insegnante di sostegno. Fino a settembre inoltrato non so mai chi arriverà, perché le nomine vengono fatte con molto ritardo. Vivo l’estate con una grande ansia, passando da un ufficio all’altro a chiedere informazioni e sperando che l’insegnante che arriverà capisca veramente mio figlio”.

”Mia figlia è l’ultima ruota del carro”, dice Bianca, mamma di Cristiana, una ragazzina ipovedente di 16 anni. Abitano a Monza Brianza (Milano) e Cristiana frequenta la scuola professionale a indirizzo sociale ”Don Milani” a Meda. ”Non so ancora chi la seguirà quest’anno; le nomine dovrebbero essere fatte a giugno, alla fine della scuola, e non a settembre quando ci sono gia’ tante altre cose da risolvere. Se fino alle scuole medie il sostegno funzionava abbastanza, dalle superiori è il caos”. ”Sulle 22 ore di sostegno ufficiali a cui avrebbe diritto mio figlio – dice Anna, membro del Gruppo di lavoro per gli handicap della scuola primaria statale ”Don Gnocchi” di Concorezzo (Milano) e mamma di Riccardo, un bambino disabile di 11 anni che frequenta l’ultimo anno elementare – inizialmente ne aveva 15, l’anno scorso si sono ridotte a 11. Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha tagliato fondi alla scuola, ma finché non si è dentro a una certa situazione le cose non si sanno. Le scuole non hanno neppure piu’ i soldi per le supplenze”.

Inoltre, osserva, ”il tempo pieno come lo conosceva la Lombardia non ci sara’ piu’. Tagliando compresenze e cattedre ci sara’ un danno per tutti i bambini e, in particolare, per quelli disabili, che non potranno piu’, ad esempio, partecipare ai laboratori creativi”. ”Mio figlio avrebbe diritto a 25 ore di sostegno alla settimana, l’anno scorso ce ne hanno date 4: entrava a scuola un’ora e mezza più  tardi e usciva un’ora e mezza prima”, lamenta Caterina, mamma di Luca, 18 anni, studente disabile nell’istituto grafico pubblicitario e aziendale ‘Cesi’ a Roma. ”Il dirigente scolastico – aggiunge – ci ha già avvisati che per quest’anno aumenteranno i problemi, perché ci saranno nuovi bambini disabili e pochi insegnanti di sostegno. Se i precari della scuola non verranno confermati, molti bimbi rimarranno scoperti”.