Inchiesta G8: Cassazione accoglie ricorso di Lunardi

Pubblicato il 13 Dicembre 2011 19:07 | Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre 2011 19:19

ROMA – Bacchettate, dalla Cassazione, al Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Perugia 'colpevole' di aver determinato una ''vera e propria stasi procedimentale'' ai danni dell'ex ministro Pietro Lunardi per non aver preso in considerazione l'istanza difensiva del parlamentare del Pdl ''volta a far valere la dichiarazione di prescrizione'' del reato di corruzione nel filone giudiziario sugli appalti del G8 alla 'cricca' che lo ha chiamato in causa insieme al cardinale Crescenzio Sepe.

Anche la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera aveva trovato da ridire – nei mesi scorsi – sull'operato del tribunale ministeriale di Perugia e, per due volte, l'Aula di Montecitorio ha negato il via libera alla magistratura contro Lunardi. Tornando al parere dei supremi giudici, a loro avviso e' ''abnorme'' – dunque fuori dalle regole del diritto – il provvedimento con il quale il Tribunale dei ministri di Perugia, il 29 aprile, si e' limitato a ''mettere agli atti'' sia l'istanza dell'ex ministro delle Infrastrutture, sia la richiesta dei pm titolari del fascicolo che chiedevano la proroga delle indagini preliminari per Lunardi e per suo figlio Giuseppe.

Al parlamentare si contesta di aver acquistato nel pieno centro di Roma, tramite l'immobiliare 'San Marco' del figlio, e al prezzo di favore di tre milioni di euro, un edificio di cinque piani dismesso da Propaganda Fide in cambio di sovvenzioni milionarie. All'epoca dell'affare, all'incirca nel 2004, a capo della Congregazione c'era il cardinal Sepe.

Rispetto alla richiesta del pm, la Cassazione rileva che il Tribunale dei ministri ''non ha offerto nessuna risposta, disponendo una equivoca 'messa agli atti''', assunta, per di piu', ''dal solo presidente del collegio''.

In questo modo – osserva la Cassazione nella sentenza 45986 depositata oggi e relativa all'udienza svoltasi il 13 ottobre – il Tdm ''ha determinato una vera e propria stasi procedimentale, che ha impedito al pubblico ministero di ottenere la proroga delle indagini e all'indagato di vedere esaminata la sua istanza difensiva, volta a far valere l'eccezione di prescrizione (che non puo' certo essere fatta valere in questa sede, non avendo la Corte neppure la possibilita' di accertare la data del commesso reato)''.

In Cassazione la difesa di Lunardi ha fatto presente che, secondo i suoi calcoli, la prescrizione e' maturata lo scorso 3 giugno. Ora le istanze inevase dovranno nuovamente, e per davvero, essere esaminate dal Tribunale dei ministri di Perugia. Il suo atto 'equivoco' del 29 aprile e' stato infatti del tutto annullato.