Inchiesta G8, Fusi sentito dai pm conferma: “Vittima di un sistema”

Pubblicato il 18 Marzo 2010 11:26 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2010 11:29

Riccardo Fusi

L’ex presidente della Btp, Riccardo Fusi, è stato sentito per oltre tre ore dai magistrati fiorentini in relazione alla vicenda della Scuola marescialli di Firenze, dalla quale sono partite le indagini che riguardano gli appalti per i grandi eventi. Un interrogatorio che gli stessi pm considerano come importantissimo per l’inchiesta.

Perché Fusi è ufficialmente il primo personaggio coinvolto nella vicenda «Grandi Opere» e affini ad ammettere l’esistenza di un «sistema» in grado di condizionare l’andamento e l’assegnazione dei lavori pubblici controllati dalla presunta «cricca».

«Io sono vittima di un sistema – aveva detto – che mi ha fatto perdere un appalto fondamentale procurando anche un danno erariale allo Stato di 141 milioni di euro».

Al termine dell’interrogatorio, Fusi, a carico del quale gli inquirenti fiorentini ipotizzano il reato di corruzione, ha dichiarato: «Ho risposto a tutto, come faccio sempre».

Il legale di Fusi, Alessandro Traversi, al termine dell’interrogatorio ha riferito ai giornalisti che Fusi “esclude di avere corrotto alcun soggetto, esclude qualsiasi responsabilità per il reato di corruzione che al momento gli viene addebitato”.

«Ha risposto alle domande, con riferimento naturalmente alla Scuola dei marescialli – ha aggiunto Traversi – Fusi si è dichiarato, lui e la sua azienda, vittima di una situazione e di aver agito non tanto e non solo nell’interesse della propria azienda ma anche e soprattutto nell’interesse dello Stato, perché dall’operazione così come è stata gestita è derivato un danno erariale».

La posizione di Fusi come “vittima” della cricca è stata ribadita anche dall’avvocato Sara Gennai, che lo assiste assieme a Traversi: «Fusi non ha pagato nessuno, non fa parte di nessuna cricca e se questa cricca esiste ne è vittima, e la questione della Scuola marescialli lo dimostra».

Riguardo la competenza territoriale, ai giornalisti che chiedevano se fosse stato chiesto un trasferimento del fascicolo a Roma, l’avvocato Traversi ha risposto: “Ancora non abbiamo avanzato nulla, ci riserviamo di farlo in un momento successivo”.

La richiesta di Fusi. La richiesta di essere ascoltato era venuta da Fusi, desideroso di spiegarsi e di evitare ad ogni costo il carcere, argomento del quale si dibatterà il 30 marzo davanti al tribunale del Riesame, che dovrà decidere sull’appello proposto dai magistrati contro la decisione del giudice.

I magistrati restano ancorati al contenuto delle 45 pagine del loro appello contro la mancata carcerazione di Fusi, dove la personalità e i comportamenti dell’indagato vengono tratteggiati con il piombo fuso. La definizione che il Gip attribuiva al faccendiere Francesco Piscicelli, secondo loro, vale anche per l’imprenditore toscano.