Inchiesta Ros, generale Ganzer condannato a 14 anni: i dettagli del verdetto

Pubblicato il 12 luglio 2010 20:47 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2010 21:02

Quattordici anni di carcere, 65 mila euro di multa e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ la condanna inflitta lunedì a Milano a Giampaolo Ganzer, l’attuale comandante del Ros, imputato con altre 17 persone per presunte irregolarità nelle operazioni antidroga sotto copertura condotte tra il 1991 e il 1997 da un gruppo all’interno del reparto speciale dell’Arma. Nei suoi confronti la Procura aveva chiesto 27 anni di reclusione.

Dopo una settimana di camera di consiglio, un processo durato oltre cinque anni e circa 170 udienze, nel primo pomeriggio di lunedì è arrivato il verdetto dei giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale, presieduti da Luigi Caiazzo. Ganzer, per oltre trent’anni uomo dell’Arma e delle istituzioni, è stato giudicato responsabile di traffico internazionale di droga nell’ambito di due operazioni, la “Cobra” e la “Cedro I”, con al centro importazioni di rilevanti quantitativi di cocaina dal Sudamerica.

Un traffico che, come lui stesso ha sempre ripetuto, in tutta la sua attività di investigatore ha ”sempre combattuto”, insieme alla criminalità organizzata e al terrorismo. ”Le sentenze non si possono che rispettare. Aspettiamo le motivazioni” si è limitato a commentare il generale che durante la sentenza non era in aula.

Il comandante del Ros è stato invece assolto – come tutti gli altri ufficiali e sottoufficiali – dall’accusa di associazione per delinquere aggravata dall’uso delle armi e da altri reati, e prosciolto per intervenuta prescrizione per un’importazione di armi dal Libano: 119 Kalashnikov, 2 lanciamissili, 4 missili e numerose munizioni, secondo la ricostruzione del pm Luisa Zanetti, titolare dell’inchiesta con la collega Daniela Borgonovo (ora procuratore capo a Crema), venduti e poi sequestrati nel ’94 a un clan di calabresi in una delle cosiddette ”consegne controllate”.

Oltre a Ganzer,  che per l’accusa avrebbe guidato un gruppo di militari che  ”ha deviato dai propri compiti e doveri creando un traffico di droga prima, al fine di reprimerlo poi usando a tal fine la loro conoscenza investigativa, le loro indagini, strumentalizzando le risorse dell’arma, e giuridiche”, sono state condannate altre 13 persone. Tra queste il generale Mauro Obinu, ora in servizio all’Aise (unico presente in aula ad ascoltare la lettura del dispositivo), cui è stata inflitta una pena di 7 anni e 10 mesi di carcere, 35 mila euro di multa e, come a molti altri, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Condannati anche l’ex sottufficiale Gilberto Lovato (13 anni e sei mesi e una multa di 59 mila euro) e Ajaj Jean Bou Chaaya, narcotrafficante libanese irreperibile (18 anni e 80 mila euro di multa, la pena più alta). Assolti invece quattro imputati, tra cui altri tre narcotrafficanti.

Sotto processo era finito anche l’ex pm di Bergamo Mario Conte, la cui posizione e stata stralciata: per lui il dibattimento riprenderà dopo la pausa estiva davanti a un altro collegio della stessa sezione. La sentenza, nonostante sia caduto il reato associativo e dunque le pene sono state ridotte rispetto alle richieste della Procura, ha lasciato perplessi molti difensori: ora, prima di ricorrere in appello, attendono le motivazioni per capire i motivi della decisione che ha portato alle condanne definite comunque da alcuni ”pesanti” (”esemplare”, quella nei confronti di Ganzer), considerando che gran parte degli imputati, ufficiali o ex ufficiali dell’Arma, ”hanno sempre lavorato per lo Stato”.