Inchiesta sulla Sanità in Puglia, intercettazioni sotto accusa per Tarantini

Pubblicato il 2 Marzo 2011 16:41 | Ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2011 17:09

BARI – Le intercettazioni su Gianpaolo Tarantini non sono utilizzabili, è quello che sostiene il difensore dell’imprenditore pugliese che avrebbe presentato la escort Patrizia D’Addario al premier Berlusconi. L’uomo è sotto accusa a Bari nell’indagine che nel maggio 2010 ha portato al rinvio a giudizio del consigliere regionale della lista di centrodestra ‘La Puglia Prima di Tutto’ Salvatore (‘Tato’) Greco, accusato di associazione per delinquere, corruzione e falso in concorso con i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini: i fatti contestati risalgono a dieci anni fa e per molti dei reati contestati è già pronta la prescrizione.

L’avvocato di Tarantini, Nicola Quaranta, durante l’udienza del processo in corso ha contestato la regolarità dei decreti autorizzativi di circa 11.000 intercettazioni telefoniche, disposte dall’allora pm Michele Emiliano (del totale delle conversazioni intercettate l’attuale pm titolare del fascicolo, Giuseppe Scelsi, ha chiesto di produrne circa 500). La Cassazione si è già espressa in passato per fatti simili, dichiarando inutilizzabili le intercettazioni i cui decreti non fossero a norma. I giudici si sono riservati di decidere entro l’udienza del 28 marzo. Se accogliessero l’eccezione presentata dalla difesa, sarebbe notevolmente ridimensionato il materiale probatorio a carico degli imputati, basato in gran parte proprio sulle intercettazioni.

In questo processo sono imputati, oltre a Tato Greco e ai fratelli Tarantini, anche gli allora primari di ortopedia degli ospedali di Putignano Raffaele Bancale, Monopoli Paolo Dell’Aera e San Severo Rossano Cornacchia. Secondo l’accusa Greco, con i fratelli Tarantini, prese parte ad un’associazione per delinquere finalizzata ad influenzare i vertici delle aziende ospedaliere pugliesi nell’acquisto dei prodotti sanitari commercializzati dalle società della famiglia Tarantini delle quali Greco è ritenuto dall’accusa socio occulto. ‘Gianpi’ dovra’ difendersi anche dal reato di detenzione e spaccio di droga (per i presunti coca-party nella sua villa di Giovinazzo).