“Basta ‘inchini’ a Venezia”: la denuncia di Stella dei rischi delle maxi navi

Pubblicato il 4 Giugno 2012 12:40 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2012 12:42

ROMA – Basta navi da crociera che passano davanti a piazza San Marco. Questa la presa di posizione di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera. Le prime richieste di abolizione dei pericolosi ”inchini” vicino alle coste si intensificarono dopo il naufragio della Concordia di Costa Crociere all’isola del Giglio. Così dopo mesi dal naufragio per cui il capitano Francesco Schettino è indagato, Stella denuncia il 3 giugno il delicato rapporto tra Venezia e le navi da crociera, proprio come l’opinionista di Blitz quotidiano Paolo Forcellini, che ne parlava già il 16 gennaio, 3 giorni dopo l’incidente.

Stella attacca le maxi navi, come la nuova Msc Divina, crocerista di 333 metri grande il doppio di piazza San Marco. Attacca l’1,5 milioni di turisti che ogni anno si imbarcano e salutano dalle pesanti navi la città, ma soprattutto i commercianti che in quei turisti vedono una risorsa economica a cui non possono rinunciare. Nemmeno la sicurezza di Venezia da possibili incidenti o ‘Schettino’ preoccupa i commercianti, interessati ai 500 milioni di euro l’anno incassati dal turismo. Stella chiede allora di preservare Venezia dai possibili incidenti.

Parole sicuramente giuste, così come i dati. Peccato quei mesi di ritardo su un discorso che fin da quel 13 gennaio infiammò i cuori degli italiani che temono gli ‘inchini’ e ancor di più il cuore dei veneziani, che come Forcellini scriveva il 16 gennaio ricordano ancora com’era il canale della Giudecca, “dove da bambini io e i miei amici nuotavamo e ci appendevamo alle barche in transito”. Anche Forcellini parla del milione e mezzo di turisti e degli ingenti incassi che il turismo porta a Venezia, e di quell’ombra che attraversa il canale e quasi oscura il cielo mentre si  sta prendendo un caffè seduti in piazza San Marco.

Così Stella, come già Forcellini prima di lui, sottolinea se valga la pena o meno mettere a rischio la bellezza e l’unicità di Venezia per un fattore meramente commerciale. Una domanda evidentemente retorica, che non può che avere un no come risposta.