Incidente Acciaierie Venete, operaio eroe Gianni Gallo: “Sembravano fusi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 maggio 2018 19:54 | Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2018 19:54
Gianni Gallo, operaio eroe all'incidente Acciaierie Venete

Incidente Acciaierie Venete, operaio eroe Gianni Gallo: “Sembravano fusi”

PADOVA – Gli abiti a brandelli e le scarpe, solo questo indossavano gli operai soccorsi dal collega eroe Gianni Gallo. L’uomo ha raccontato il terribile incidente del 13 maggio alle Acciaierie Venete, in cui quattro operai sono rimasti gravemente feriti dopo essere stati travolti da una colata di acciaio fuso. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play] Così li descrive Gallo: “Sembravano fusi dal calore, non dimenticherò mai come li ho visti”.

Gallo, uno degli operai che si è salvato, ha raccontato i tragici momenti dell’incidente di domenica: “E’ stato come un terremoto, un boato che mi ha alzato da terra. Poi, mentre fuggivo, mi sono trovato davanti Todita, che chiedeva aiuto, e ha fatto in tempo a dirmi che sotto c’era l’altro collega. Non dimenticherò mai come li ho visti: sembravano ‘fusi’ e il calore tremendo gli aveva lasciato addosso solo le scarpe e brandelli dei pantaloni”.

Gianni Gallo, 47 anni, da 25 impiegato alle Acciaierie Venete, dove è anche delegato Fiom, è ancora scosso:”L’unica cosa che vorrei è rivedere i miei colleghi, bere un caffè con loro, non voglio altro. Al momento dell’incidente  mi trovavo sul piano di colata, quasi all’altezza della siviera. Quando è caduta ci siamo sentiti mancare la terra sotto i piedi. Un fortissimo boato, e fuoco dappertutto”.

E racconta i terribili momenti: “Sono subito scappato lungo la via di sicurezza e scendendo le scale mi sono trovato davanti Todita. Ho iniziato a trascinarlo per portarlo al sicuro. A quel punto è riuscito a dirmi che c’era un secondo operaio a terra, ‘c’è anche Bratu, aiutalo…’. Così dopo averlo lasciato in infermeria sono tornato indietro. Con un altro collega, non ricordo chi, abbiamo trovato anche Bratu. Prendendolo assieme sottobraccio lo abbiamo portato in infermeria. Nel frattempo, i medici del Suem, al telefono con l’azienda, avevano consigliato di metterli subito sotto le docce e l’abbiamo fatto. Urlavano dal dolore”.

Serviranno almeno altre 24-48 ore per valutare le speranze di sopravvivenza dei due operai, il romeno Marian Bratu, 43 anni, e il moldavo Sergiu Todita, 39 anni, rimasti ustionati più gravemente nell’incidente. C’è realismo, più che ottimismo, nelle poche informazioni che filtrano dagli ospedali di Padova e Cesena, dove i due, rispettivamente, sono ricoverati.

Per Todita si parla di condizioni gravi, ma stabili. Per Bratu, che ha ustioni profonde al 90% del corpo, il quadro è analogo. Per entrambi, spiegano i medici, una qualche forma di risposta alle terapie c’è, ma la prognosi è assolutamente riservata. “Il paziente è in fase di compenso rianimatorio – spiega il dottor Bruno Azzena, primario del Centro grandi ustionati di Padova – e prima di 24-48 ore non si potrà dire nulla. L’obiettivo è di consentire il prima possibile l’inizio delle attività chirurgiche. La risposta evidentemente c’è, ma la prognosi è riservata, in considerazione anche delle complicanze che ci saranno”.

“Casi come questi, con ustioni così profonde ed estese – aggiunge Azzena – sono considerati estremi, e le percentuali di sopravvivenza sono quindi basse”.

E’ meno drammatica invece la situazione del terzo operaio (un quarto ero stato dimesso la sera di domenica), David Frederic Di Natale, un italo-francese di 39 anni, dipendente di una ditta d’appalto, ricoverato nella rianimazione dell’ospedale Borgo Trento a Verona, con ustioni al 16% del corpo, ma non è in pericolo di vita.

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