Infermiera: “Stefano Cucchi era poco collaborativo”

Pubblicato il 18 ottobre 2011 15:20 | Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2011 15:26

ROMA – Stefano Cucchi, il romano di 31 anni fermato il 15 ottobre 2009 per droga e morto una settimana dopo all'ospedale 'Sandro Pertini' di Roma, agli infermieri si mostro' poco collaborativo, esile, e si alimentava in modo discontinuo. E' emerso questo nell'udienza di oggi del processo che, per la vicenda che lo porto' alla morte, vede accusati sei medici, tre infermieri e tre agenti della 'penitenziaria'. A seconda delle posizioni e a vario titolo, rispondono di lesioni, abuso di autorita', favoreggiamento, abbandono d'incapace, abuso d'ufficio e falsita' ideologica.

''Fu trattato come tutti gli altri pazienti – ha detto l'infermiera Maria Giulia Masciarelli – Aveva dolore alla schiena, si muoveva poco. Era magro, con poco tono muscolare; beveva pochissimo attraverso una cannuccia. Aveva gli occhi lividi, ma non gli chiesi il perche'. Non voleva fare terapia endovenosa e rifiuto' la visita oculistica''.

La cosa che colpi' l'infermiera fu che ''durante il 'giro letti' una collega gli domando' con chi potevamo parlare per fargli avere biancheria pulita, ma Cucchi rispose che non gli interessava nulla; disse di no anche quando gli proponemmo l'utilizzo di biancheria del reparto''.

''Mi dissero che Cucchi non voleva avere contatti con i familiari'', ha aggiunto il coordinatore infermieristico del 'Pertini', Dario Bocci. Lui vide il giovane romano tre volte, l'ultima, il giorno prima della morte. ''Le sue condizioni furono sempre stabili. Mi colpi' che il suo ricovero avvenne fuori dagli schemi, sia perche' avvenuto il sabato pomeriggio, sia perche' richiesto dal dirigente del Prap in persona. Cosa, questa, mai accaduta in passato''. Stefano ''ando' a fare radiografie, sulla base delle quali l'ortopedico disse che poteva muoversi con cautela nel letto, ma senza camminare per venti giorni''.