Influenza A. Lo strano business del vaccino, tante scorte ma poche somministrazioni

Pubblicato il 2 Gennaio 2010 21:12 | Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio 2010 13:28

Aveva forse ragione la ministra della Salute polacca che agli inizi di novembre aveva definito la campagna di vaccinazione mondiale contro l’influenza A una truffa? Di certo c’è che pochissime persone l’avevano seguita allora nel ragionamento. E solo recentemente a livello istituzionale si è iniziato a indagare su certe forniture e appalti che puzzano di bruciato. Ora, però, a conti fatti, è il caso di ragionare sugli esiti di questa campagna. Non certo nel merito, ma sicuramente nei numeri. E qui, rovistando, si capisce che si è di fronte, se non ad una truffa, sicuramente ad un flop.

I paesi europei, infatti, sin dalla fine dell’estate hanno iniziato ad accumulare scorte di vaccini per l’influenza A. Complice la psicosi iniziata in tutto il Mondo. Poi, che sia psicoi reale o “indotta” in primis dalle case farmaceutiche forse rimarrà un dubbio sibillino che ci accompagnerà per sempre. Al di là di questo arriva oggi un dato certo e inconfutabile: la maggior parte dei vaccini che i Paesi si sono accaparrati nel timore di pandemie sono ancora sugli scaffali delle farmacie e degli ospedali. Così tra acquisti e somministrazioni dei vaccini si è creata una enorme distanza.

In Italia l’obiettivo da raggiungere era quello di vaccinare 24 milioni di persone (il 24% della popolazione) mentre, fino ad oggi, sono state utilizzate 35.300 dosi. Tra medici e infermieri solo il 15% ha detto sì al vaccino e non arrivano al 12% gli immunizzati dai 6 mesi ai 65 anni tra coloro che hanno precarie condizioni di salute. Mentre alle donne nel secondo e terzo trimestre di gravidanza sono state somministrate 21.376 dosi, pari all’11% del totale.

La spesa si aggirerebbe intorno ai 200 milioni di euro per oltre 40 milioni di dosi di vaccino. Senza contare che l’Italia, se si fanno confronti con il resto d’Europa, sembra essere stato il paese più oculato negli acquisti.

Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità propone di donare i vaccini non utilizzati ai paesi in via di sviluppo., ma avverte che «anche se il pericolo sembra scampato non bisogna abbassare la guardia perché il virus può ancora mutare». E l’allerta resta per i prossimi sei-dodici mesi.

«Su questa storia dei vaccini sarà forse il caso di fare luce in Parlamento», secondo il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri. «Alla prova dei fatti – spiega – l’influenza di quest’anno si è rivelata simile a quelle del passato e per molti versi più leggera. Ricordo gli errati inviti in pieno luglio a chiudere le scuole a settembre, che il ministro Gelmini ed io stesso con lungimiranza stroncammo. Come ai tempi dell’epidemia aviaria, si comprano quantità ingenti di vaccini poi non utilizzati».

Secondo Gasparri «è difficile non pensare a manovre speculative a livello planetario di spregiudicate multinazionali, così potenti da condizionare un’informazione che con il suo allarmismo diventa scendiletto di pescicani». Bisogna capire, dice il presidente dei senatori Pdl «se chi ha guadagnato senza ragione potrà restituire le risorse accumulate a colpi di bugie».

Effettivamente si dovrà far luce su cosa è successo. Ma i primi a dover far luce sono proprio coloro che siedono al governo. Ci sono diverse inchieste aperte sui singolari contratti. Uno tra tutti, ad esempio, quello stipulato tra il nostro ministero del Welfare e la causa farmaceutica Novartis: forniture d’oro, utilizzi minimi e clausole quantomeno singolari. La speranza è che si arrivi a trovare la verità e che non si speculi sulla malattia e sulle sofferenze della gente.