L’informazione italiana vista dall’Inghilterra: conflitto d’interessi, pluralità e troppi cavilli

Pubblicato il 18 Novembre 2010 20:39 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2010 20:39

L’Inghilterra studia il nostro sistema di informazione e il quadro che esce è migliore del previsto: il conflitto d’interessi c’è però c’è anche pluralità d’informazione. Solo, come mette in luce ‘Il Giornale’, quello che proprio gli inglesi non riescono a comprendere è l’infinito groviglio di cavilli dell’Ordine dei giornalisti.

L’analisi sull’Italia è stata riportata nel blog di Roy Greenslade, giornalista del Guardian, de è dell’International Press Institute che ha appena terminato una missione di sette giorni in Italia per fare il punto sui media. “La stampa del Paese è libera – dice il rapporto, riportato anche dal ‘Giornale’ – e ospita un ampio ventaglio di opinioni politiche, anche se i principali quotidiani nazionali sono sostenuti da grandi gruppi industriali, con priorità che non sempre coincidono con quelle di un editore”.

Il punto su cui si sofferma lo studio è proprio l’esistenza e la consistenza dell’Ordine: “Se i giornalisti italiani vogliono essere considerati tali – dà conto il rapporto – devono iscriversi all’Ordine nazionale dei giornalisti e sostenere un esame. E nella commissione che seleziona chi potrà scrivere e chi no, «non ci sono solo giornalisti anziani, ma anche tre magistrati. L’Ipi – scrive Greenslade – pensa che il coinvolgimento delle autorità giudiziarie sia preoccupante”.

Non manca poi il richiamo alle televisioni di proprietà del premier, situazione che ha un “effetto negativo nel pluralismo” dell’informazione televisiva. Poi c’è l’”influenza politica” sulla Rai, che è sempre maggiore. Ma che, a ben guardare, con il Cavaliere non c’entra poi tanto. “La politicizzazione della televisione pubblica è preoccupante”. Anche se, sottolinea il blog del Guardian, è precedente rispetto all’andata al potere di Berlusconi.