Inps truffata: donna finge 12 aborti e 4 gravidanze, 100mila euro e non lavora da 20 anni

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 21 Gennaio 2020 11:43 | Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio 2020 11:43
Inps truffata: donna di Roma finge 12 aborti e 4 gravidanze, 100mila euro e non lavora da 20 anni

Inps truffata: donna finge 12 aborti e 4 gravidanze, 100mila euro e non lavora da 20 anni (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Ha finto di aver avuto 12 aborti e 4 gravidanze. Peccato che siano state tutte inventate e, con questo escamotage, non vada a lavorare da 20 anni. Una donna di 50 anni, di Roma, è adesso indagata per truffa nei confronti dell’Inps.

Oltre ad essere rimasta a casa per 20 anni, la donna avrebbe anche ricevuto più o meno 100mila euro in assegni di maternità…Mica male, per non lavorare! La signora, raccontano le cronache locali tra cui il Messaggero, avrebbe incassato quei soldi perché aveva dichiarato di aver avuto gravidanze difficili e che per questo motivo doveva restarsene a casa e curarsi. Eppure l’assegno di maternità lo andava a ritirare lei “di persona personalmente”, come direbbe Catarella, celebre personaggio del Commissario Montalbano.

Per scoprire la truffa, le forze dell’ordine hanno pedinato la donna e l’hanno fotografata: dagli scatti è emersa una signora in perfetta forma, per nulla provata dalle gravose maternità dichiarate. Ma, mistero nel mistero, rimane ancora da capire come la donna sia riuscita a registrare all’anagrafe la nascita di quattro creature, tutte femminucce, di cui però non risulterebbe nemmeno l’esistenza.

Inps: ok intero congedo maternità dopo il parto.

Le donne che vorranno lavorare fino al nono mese di gravidanza e prendere il congedo di maternità obbligatorio di cinque mesi “esclusivamente dopo il parto” potranno fare domanda all’Inps prima dei due mesi che precedono la data presunta del parto. Lo chiarisce l’Inps in una circolare sulla norma della legge di Bilancio per il 2019 che prevede la possibilità di lavorare fino al nono mese di gravidanza e di astenersi dal lavoro nei cinque mesi successivi al parto. Ci deve essere un parere medico che certifichi che tale opzione non arreca pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro. (Fonti: Ansa e Il Messaggero).