Scontri Inter-Napoli, il racconto dell’ultrà: “Marco Piovella sposta la gente, è lui che decide”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 gennaio 2019 19:40 | Ultimo aggiornamento: 2 gennaio 2019 21:44
Marco Piovella risale su un furgone della Polizia

Marco Piovella risale su un furgone della Polizia Penitenziaria al termine dell’interrogatorio (foto Ansa)

MILANO – “Il nostro capo, quello che ha in mano la curva, si chiama ‘il Rosso’ (Marco Piovella, ndr). E’ lui che sposta la gente, è lui che decide”. A dirlo è Luca Da Ros, uno dei 4 ultrà dell’Inter arrestati per la guerriglia prima di Inter-Napoli del 26 dicembrescorso, in cui è morto Daniele Belardinelli.

Da Ros verrà ora rinterrogato dai pm nei prossimi giorni, entro la fine della settimana, scrive l’Ansa.

Ad essere stato invece interrogato oggi, mercoledì 2 gennaio, è stato invece Marco Piovella, il leader dei Boys della curva nord nerazzurra finito in carcere due giorni fa e chiamato in causa proprio da Da Ros.

Al Palazzo di Giustizia di Milano, il capo ultrà si è avvalzo della facoltà di non rispondere in merito all’aggressione nei confronti dei tifosi partenopeiPiovella, nel corso del lungo interrogatorio di garanzia si è limitato a chiarire le dinamiche dell’incidente che ha portato alla morte di Daniele Belardinelli: “Per me era un fratello maggioren, un amico fraternissimo”.

Piovella ha raccontato di aver visto una persona che veniva investita subito all’inizio degli scontri ma di non aver capito che si trattava del suo amico e di aver visto che era lui solo alla fine della guerriglia durata poco meno di 10 minuti e di averlo sollevato e caricato su un’auto, dopo che ‘Dede’ gli aveva anche detto “sto bene”.

Poi, a proposito del suo ruolo in curva ha detto: “Io mi occupo di coreografie nel direttivo della curva”. 

Cosa ha detto l’ultrà arrestato Luca Da Ros su “il Rosso”.

Le parole di Luca Da Ros sono state messe a verbale dal gip: “Il nostro capo, quello che ha in mano la curva, si chiama ‘il Rosso’ (ossia Piovella, ndr). E’ lui che sposta la gente, è lui che decide”.

Da Ros, difeso dal legale Alberto Tucci, in relazione all’assalto “militare” contro gli ultras napoletani avvenuto in via Novara, chiarisce che “il ‘Rosso’ ha detto andiamo e io sono andato. Siamo partiti tutti in macchina – ha aggiunto – eravamo circa 120 persone”.

Lo stesso gip, nell’ordinanza con cui ha confermato il carcere per Da Ros e gli altri primi due arrestati, ha sottolineato come il 21enne “nel corso dell’interrogatorio ha mostrato una assai maggiore disponibilità a ricostruire i fatti e consapevolezza della gravità di quanto avvenuto”, chiarendo che la sua “posizione potrà essere rivalutata a breve nel momento in cui l’esito delle indagini sarà meglio stabilizzato”.

Ora, da quanto si è saputo, il procuratore aggiunto Letizia Mannella e i pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri, hanno concordato con la difesa di Da Ros un interrogatorio fissato per i prossimi giorni e nel quale il giovane potrebbe fornire ulteriori dettagli utili alle indagini.

Non è stata ancora fissata l’autopsia sul cadavere di Belardinelli.

Nel frattempo, non è ancora stata fissata l’autopsia sul cadavere di Belardinelli. Belardinelli, stando alla versione di Piovella, sarebbe stato schiacciato lentamente “da un’auto scura” che gli è passata sopra, “a bassissima velocità”, con “le due ruote della parte destra del mezzo”. Altri indagati hanno parlato di un suv che viaggiava a “velocità elevata”.

In vista degli accertamenti autoptici ad arrestati ed indagati in questi giorni gli inquirenti hanno inviato informazioni di garanzia con l’accusa, come atto dovuto, anche di omicidio volontario, oltre a quella di rissa aggravata dalla morte, lesioni e lancio di materiale pericoloso. Inquirenti e investigatori della Digos stanno ancora lavorando per identificare gli oltre 100 ultras interisti (con loro anche quelli ‘gemellati’ di Nizza e Varese) e un’ottantina di napoletani che hanno partecipato agli scontri.