Intercettazioni, Vodafone Italia: 605mila richieste. Guardian: “Colpa di mafia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Giugno 2014 7:00 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2014 19:22
Intercettazioni, Vodafone Italia: 605mila richieste. Guardian: "Colpa di mafia"

Intercettazioni, Vodafone Italia: 605mila richieste. Guardian: “Colpa di mafia”

ROMA – Telefoni intercettati in tutta Europa, l’allarme di Vodafone per 29 Paesi sul controllo dei cellulari dei propri cittadini parla di 605mila richieste di dati e metadati sulle sole utenze italiane. E queste sono solo le richieste fatte da forze dell’ordine e procure, senza contare le intercettazioni vere e proprie: dati che portano l’Italia ad essere tra i primi Paesi negli ascolti delle conversazioni degli utenti Vodafone. E il Guardian, lo stesso quotidiano che ha dato il là allo scandalo Datagate dopo le rivelazioni dell’ex analista Nsa Edward Snowden, ipotizza che sia “colpa della mafia”.

Il problema, nel caso italiano, non sono tanto le protezioni giuridiche, che ci sono, ma i call center che ricevono le chiamate in altri Paesi che magari non hanno alcun tipo di tutela. Per esempio, se si contatta il servizio clienti di Vodafone può capitare che la telefonata venga inoltrata ad un operatore in Albania, un Paese che non permette agli operatori telefonici di fornire dettagli sulle richieste di dati telefonici. Un’altra, invece, può essere ricevuta in Turchia, dove si possono intercettare le conversazioni private senza dover chiedere alcuna autorizzazione ad un giudice, come invece accade in Italia.

In Paesi come la Turchia governi e servizi segreti possono accedere a tutti i dati e alle conversazioni senza che gli operatori telefonici possano opporsi o dire nulla. In Italia non è così, e così dovrebbe essere in tutta l’Unione Europea, secondo il commissario per la Giustizia di Bruxelles, Viviane Reding, che sostiene che nell’Ue deve essere un giudice ad autorizzare l’accesso di chiunque ai dati personali dei cittadini.

Ma se si va a vedere bene, delle 605mila richieste solo 84mila sono richieste di metadati (ovvero dei tabulati che elencano numero chiamato e numero chiamante, ora e durata della telefonata di una determinata utenza). Le altre 512mila sono richieste di identificazioni anagrafiche, cioè di avere il nome della persona a cui appartiene un certo numero di telefono. Nel primo caso la richiesta deve essere fatta per forza passando da un giudice, che deve autorizzarla. Nel secondo caso può essere fatta direttamente dalle forze dell’ordine, a cui le compagnie telefoniche devono quindi fornire i codici per fare direttamente i controlli.