Internet non va? Il giudice: “Disuguaglianza sociale”. E c’è il risarcimento

Pubblicato il 17 settembre 2012 11:32 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2012 11:32

ROMA – Quasi 5 mesi senza internet, da metà agosto al 2 dicembre del 2009. E un mese e mezzo senza neanche il telefono di casa. Una casalinga triestina, mamma di tre figli, tutti studenti bisognosi della rete, ha vissuto mesi di “buco informatico” per il lungo disservizio causato dalla compagnia telefonica con cui aveva stipulato un contratto nel 2008. Ora, a distanza di alcuni anni dai fatti, si è vista riconoscere un danno quantificato dal giudice di pace di Trieste, in 2.400 euro: 1.600 di danno patrimoniale, altri 800 di danno esistenziale.

Il legale della donna, l’avvocato udinese Giuseppe Turco, aveva invocato una condizione di oggettiva ”disuguaglianza digitale” causata dal mancato funzionamento del servizio, che aveva comportato un ostacolo all’esercizio del diritto della donna a istruire i propri figli e una violazione al diritto allo studio, tutelati dagli articoli 30 e 34 della Costituzione.

Il giudice di pace ha accolto l’impostazione, considerando il danno causato ”particolarmente grave in un’epoca in cui la comunicazione e’ fondamentale in ogni aspetto della vita quotidiana”. Nel motivare il danno esistenziale subito, il giudice riconosce anche che la signora ha subito ”un’apprensione angosciosa – si legge nella motivazione della sentenza – prodotta dalla situazione creatasi nel corso dell’annosa questione”.

”E’ stato un incubo – testimonia la donna – mia figlia usava internet per studio. Ho una mamma e altri parenti anziani che necessitano di chiamarmi spesso. Ero in ansia anche per questo. E’ stato un disagio psicologico enorme”.