Invalsi, troppo bravi al test: “Avete barato”. Penalizzate 78 scuole

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 settembre 2013 14:50 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2013 14:53
Invalsi, troppo bravi al test: "Avete barato". Penalizzate 78 scuole

Invalsi, troppo bravi al test: “Avete barato”. Penalizzate 78 scuole in Trentino e Lombardia

BERGAMO – Troppo bravi al test Invalsi, tanto da meritarsi l’accusa di aver barato. E’ accaduto agli alunni del liceo Paolo Sarpi di Bergamo che, insieme agli studenti di altre 78 scuole, sparse tra Trentino e Lombardia, si sono visti restituire le prove di italiano e matematica del quinto ginnasio (il secondo anno per i licei) senza valutazione. Motivo? “Presunto cheating”: inglesismo che si traduce con “imbroglioni” e una grossa lettera scarlatta sul petto.

Il risultato paradossale delle prove 2012 è costato a tutti dal momento che ha abbassato il punteggio complessivo della loro regione di appartenenza. Il cosiddetto “cheating” è un fenomeno calcolato attraverso un coefficiente di penalità, computato su alcuni parametri, per ripulire i test dai comportamenti scorretti dei furbetti.

Da quest’anno l’Invalsi ha deciso di rilevare gli effetti di “comportamenti anomali” che si possono verificare durante la somministrazione delle prove, calcolando per ogni classe: la media e la deviazione standard dei punteggi, l’indice di omogeneità delle risposte date al medesimo quesito e il tasso di risposte non date.

Ma cos’è esattamente che viene considerato sintomo di “comportamenti anomali”? Un elevato punteggio medio e una elevata concentrazione dei punteggi della classe attorno al punteggio medio, una elevata concentrazione di risposte identiche, giuste o sbagliate non importa, date a un medesimo quesito e infine un basso numero di risposte non date. Oltre il livello 50, la prova viene restituita e la scuola penalizzata.

In pratica se sono tutti bravi, automaticamente vuol dire che hanno barato. Damiano Previtali, nuovo preside del liceo Sarpi ma anche componente dell’Invalsi, ha ora proposto ai docenti della sua scuola di partecipare a un progetto, coordinato dall’Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione educativa della provincia autonoma di Trento, per verificare l’effettiva situazione.