Ippodromo Milano, c’è un killer di fantini? Buca sabotaggio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Settembre 2015 11:00 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2015 11:00
Ippodromo Milano, c'è un killer di fantini? Buca sabotaggio

Ippodromo Milano, c’è un killer di fantini? Buca sabotaggio

MILANO – Una caduta da cavallo alle 6 e 45 del mattino, una seconda caduta nemmeno un’ora dopo. Due fantini in coma e ora ricoverati in ospedale. E un giallo: quella buca nella pista dell’ippodromo era lì per caso, per destino, per distrazione, o forse perché qualcuno l’ha sapientemente scavata? E per ottenere cosa, sabotare le gare?

Angela Paula Terase, inglese di 52 anni, e Gregorio Arena, catanese di 29 anni, stavano galoppando all’ippodromo di San Siro, a Milano, quando i loro cavalli sono caduti e loro sono finiti a terra sbattendo violentemente la testa. A preoccupare sono soprattutto le condizioni di Paula Terase, la fantina inglese non professionista ora in coma farmacologico.

Erano le 6:30 di martedì mattina quando la donna è caduta da cavallo: l’impatto con il terreno, quando l’animale corre a 60-70 chilometri l’ora, è durissimo, come se fosse asfalto più che erba. Sotto gli zoccoli del cavallo una buca larga 40 centimetri e profonda 20. “Non può essere creata dallo zoccolo di un cavallo”, dicono gli addetti ai lavori. “Mai vista una cosa del genere in 40 anni”, aggiunge incredulo l’agronomo della Snai.

La società Trenno, che gestisce il complesso, ha detto che i soccorsi sono stati immediati grazie all’ambulanza sempre presente sul posto e al medico di servizio, e che entrambi i fantini indossavano tutte le protezioni obbligatorie previste, il casco e il gilet imbottito. I cavalli stanno bene.

La sezione omicidi della Questura di Milano ha deciso di aprire un’inchiesta. Forse lo zoccolo di un cavallo o forse la mano dell’uomo che, con ogni probabilità, lunedì in quel punto ha scavato una fossa. L’intenzione potrebbe essere quella di boicottare le gare, difficile che possa essere stato puntato un fantino in particolare perché le uscite in pista sono casuali.