Isis: Maria Giulia Fatima Sergio, prima foreign fighter italiana, condannata a 9 anni. Ma è latitante

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 giugno 2018 14:27 | Ultimo aggiornamento: 13 giugno 2018 14:27
Isis: Maria Giulia Fatima Sergio, prima foreign fighter italiana, condannata a 9 anni. Ma è latitante

Isis: Maria Giulia Fatima Sergio, prima foreign fighter italiana, condannata a 9 anni. Ma è latitante

MILANO – E’ stata condannata a nove anni Maria Giulia Fatima Sergio, la prima foreign fighter italiana. Lo ha stabilito la Corte d’Assise d’appello di Milano, confermando così la pena inflitta in primo grado alla donna. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Confermate anche per gli altri imputati le pene inflitte in primo grado, tra cui 10 anni al marito di Fatima, l’albanese Aldo Kobuzi. 

I giudici della prima Corte d’Assise d’Appello di Milano, nel confermare la sentenza di primo grado del dicembre 2016, hanno accolto le richieste del sostituto procuratore generale Nunzia Ciaravolo che di Fatima, latitante come il marito, ha detto essere una “fanatica convinta” con un ruolo fondamentale nel cercare di convincere padre e madre (entrambi morti e pertanto per loro era stata dichiarata l’estinzione del reato) e la sorella Marianna (5 anni e 4 mesi in appello con rito abbreviato) a partire per i territori del Califfato e che anche lei si era addestrata con le armi.

E così sono rimaste immutate pure le condanne a 9 anni per la cosiddetta “maestra indottrinatrice” Haik Bushra, cittadina canadese che si troverebbe in Arabia Saudita, e a 8 anni per Donika Coku e Seriola Kobuzi, madre e sorella di Aldo Kobuzi, che sarebbero in Siria.

Maria Giulia Fatima Sergio e Kobuzi erano partiti per andare a combattere con le milizie dell’Is nell’autunno del 2014 e di loro al momento si sa più nulla. Il padre della donna, Sergio Sergio, invece, venne arrestato assieme alla moglie Assunta Buonfiglio e alla figlia Marianna nel luglio del 2015 perché, stando alle indagini dell’ex procuratore aggiunto di Milano e ora aggiunto alla Dna, Maurizio Romanelli e del pm Paola Pirotta, erano tutti in procinto lasciare di l’Italia per raggiungere la figlia che li incitava ad unirsi a lei via Skype con frasi del tipo: “Noi qui ammazziamo i miscredenti, tagliamo le teste e conquisteremo Roma”. La famiglia Sergio, originaria della Campania, viveva a Inzago, in provincia di Milano.

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