“Isis mi aveva reclutato”: parla il siriano fermato a Orio

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 novembre 2015 12:51 | Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2015 12:51
"Isis mi aveva reclutato": parla il siriano fermato a Orio

L’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo)

BERGAMO – “Ero stato reclutato dall‘Isis ma sono fuggito”: vero o falso, ancora non è dato saperlo, ma è quel che sostiene Alali Faowaz, nome per esteso Alali Alhussein Ahrad Faowaz, 30 anni, uno dei due siriani arrestati all’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) all’imbarco per Malta con i passaporti falsi. 

Sul suo telefono gli investigatori hanno trovato una foto di lui con una divisa color sabbia e uno stemma sul braccio: la divisa della polizia stradale dell’Isis a Raqqa, roccaforte del cosiddetto Stato Islamico. Insieme a Faowaz è stato arrestato Hazem Mejham Al-Hassan Alhamed, 19 anni. Entrambi sostengono di essere scappati da Daesh, ma gli inquirenti vogliono capire se sia vero.

Racconta Giuliana Ubbiali sul Corriere della Sera: 

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“Il trentenne vorrebbe andare in televisione per dire che «sono dei fanatici» e non bisogna cadere in tentazione. Ha conosciuto l’Isis, sarebbe difficile negarlo con la foto in divisa. L’ha spiegato. Viveva nello stesso villaggio del ragazzo, si conoscevano di vista. Poi per un paio di anni è andato a vivere in Grecia, dove ha giocato a calcio nel Calamata, periferia del Peloponneso. È tornato nel villaggio dove ha fatto il barbiere fino a quando non si è trasferito a Raqqa. E lì sono arrivati i jihadisti che l’hanno autoproclamata capitale dello stato islamico. O si lavorava per loro o non si lavorava. Avevano messo dei cartelli per strada su cui indicare il proprio nome e attendere l’occupazione affidata. Lui, quella di poliziotto di strada. L’avevano messo a controllare un incrocio, dove però è finito nei guai. Deve aver chiuso un occhio in cambio di soldi, così è stato accusato di corruzione. L’Isis l’ha condannato a una maxi multa e a cento frustate. Dice di averle prese”.

A quel punto, dice, è scappato, lasciando la moglie incinta e un figlio. Solo che nel suo cellulare gli investigatori hanno trovato, oltre alla foto del figlio appena nato, quella di un cugino (dice lui) con il fucile e quella di un uomo con l’uniforme dell’Isis in una scena di guerra. Foawaz sostiene che si tratta di suo fratello ucciso. Scrive Ubbiali:

“Di lui ha anche la foto da morto, un’usanza per il lutto. Due foto così le ha anche Hazem: «È mio fratello, ucciso durante un turno di guardia», dice del ragazzo poco più grande di lui con l’uniforme nera come la bandiera con la scritta araba cerchiata di bianco. Hazem, però, è scappato dal suo villaggio poco prima che i jihadisti arrivassero. O, almeno, è sempre la sua versione. È andato in Arabia Saudita, da un parente, dove è rimasto per quasi due anni prima di tentare la via per Malta. Gli esperti dicono sia la nuova frontiera dell’Islam più radicale, dopo la caduta di Gheddafi in Libia. Ma il diciannovenne dice che voleva raggiungere un fratello, che ci vive da anni, per lavorare”.