Isis minaccia Italia. 007: “Mai così esposti”. 200mila migranti su coste libiche

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 febbraio 2015 9:11 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2015 14:36
Isis minaccia Italia. 007: "Mai così esposti". 200mila migranti su coste libiche

Isis minaccia Italia. 007: “Mai così esposti”. 200mila migranti su coste libiche

ROMA – Isis minaccia Italia. 007: “Mai così esposti”. 200mila migranti su coste libiche. Da una parte i jihadisti dell’Isis hanno puntato l’Italia, primo fronte occidentale diviso dalla Libia da un braccio di mare: dall’altra l’avanzata del Califfato esaspera al massimo grado la pressione dei flussi migratori (600mila gli stranieri presenti sul territorio) il cui controllo fornisce ai miliziani sicure fonti di approvvigionamento. E’ il doppio fronte libico che fa dire agli agenti dei servizi italiani che il nostro Paese “non è mai stato così esposto” alla minaccia terroristica.

Florenza Sarzanini spiega sul Corriere della Sera il drammatico contesto che costringe l’Italia a farsi promotrice di un intervento mirato e il più esteso possibile di contrasto alla minaccia jihadista: solo ieri è stato diffuso il macabro video della decapitazione di 21 cristiani copti di origine egiziana corredato dal messaggio inequivocabile “Siamo a sud di Roma”.

200mila stranieri sono già ammassati sule coste libiche pronti a partire, mille se ne attendono già nelle prossime ore. A Pozzallo, nel Ragusano, stanno per approdare altre 200 persone. Ieri, nello stesso porto, ne erano arrivati 280. E con gli scafisti della jihad talmente sicuri nei luoghi appena conquistati da far indietreggiare una lancia della Guardia di Finanza riuscita a salvare alcune decine di migranti ma costretta con le armi a restituire il barcone vuoto ai miliziani. Inoltre in Libia, nonostante l’ordine di rimpatrio, restano ancora parecchi tecnici di Eni, Finmeccanica e altre imprese private impegnati a far funzionare gli impianti.

I report degli apparati di intelligence e di sicurezza confermano che in poche settimane la situazione può degenerare visto che dopo l’attentato all’Hotel Corinthia di Tripoli del 27 gennaio scorso l’Isis ha mostrato di voler avanzare rapidamente ed è già riuscita ad ottenere il controllo di molte aree principali del Paese. Il governo di Roma preme per un intervento dell’Onu che gli affidi un ruolo primario, ma nella consapevolezza che i tempi potrebbero non essere brevi si stanno valutando anche altre possibilità non esclusa quella di un intervento armato in ambito Nato.

L’ipotesi è quella di ricorrere alle intese siglate nel settembre scorso a Cardiff e poi a Parigi proprio per fare fronte comune contro i fondamentalisti guidati da Abu Bakr al-Baghdadi. Sei mesi fa erano circa 25 gli Stati che avevano aderito, adesso è in corso una nuova consultazione diplomatica proprio per misurare l’eventuale capacità operativa. Si tratta comunque di una missione con numerose incognite come è stato ribadito più volte in queste ore in ambito militare sottolineando la necessità di mettere a punto «la copertura giuridica internazionale per uno schieramento di almeno 20 mila uomini». (Florenza Sarzanini, Corriere della Sera)