Isis, tomba di Dante a Ravenna nel mirino (e a San Petronio è ritratto Maometto)

Pubblicato il 14 luglio 2015 10:30 | Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2015 10:31
Isis, tomba di Dante a Ravenna nel mirino (e a San Petronio è ritratto Maometto)

Isis, tomba di Dante a Ravenna nel mirino (e a San Petronio è ritratto Maometto)

ROMA – La strategia Isis, colpire i simboli della cultura occidentale portando il terrore in casa del nemico miscredente, ha allertato i servizi e le prefetture a stilare un elenco di obiettivi in cui, insieme a quelli della cristianità, il più sensibile sono legati alla figura di Dante. Per questo la tomba del poeta a Ravenna, nel mausoleo vicino a Piazza san Francesco, deve essere sorvegliata a un livello da codice rosso. Il perché è noto: il Profeta Maometto fa parte dei condannati a essere squartati all’infinito in quanto seminatori di discordia e scisma, il girone protagonista del XXVIII canto della Divina Commedia.

Uno sfregio secondo i fondamentalisti musulmani. Così come uno sfregio è il ritratto del Profeta, assolutamente vietato dal Corano, nella basilica bolognese di San Petronio.

Nella città romagnola le indagini anti terrorismo hanno dato ottimi frutti grazie anche alla nuova legge entrata in vigore il 15 aprile scorso che punisce reclutatori e arruolati: sette foreign fighters individuati dalla Digos, di cui tre morti in Siria, uno arrestato il 22 aprile, poco prima di partire ma già arruolato e attivo sui social dove immaginava la bandiera nera di Allah sventolare sulla Torre di Pisa, e altri tre di cui non si sa più nulla.

A Ravenna c’è la seconda più grande moschea d’Italia, è una città con un altissima qualità della vita, in cima alla classifica del Sole 24 ore l’anno scorso, e che negli ultimi anni ha accolto tantissimi profughi, buona parte di quei delusi delle primavere arabe. Una città modello dove però è riuscito a germinare il virus della guerra santa. (Stefano Paris, Il Messaggero).

Dante, modernissimo nell’uso di un italiano volgare capace di esprimere tutto il dicibile (deiezioni comprese), lascia in eredità un racconto oggi diremmo splatter delle pene inflitte ai seminatori di discordia: poesia violenta, rime aspre e metafore degradanti per l’oggetto della descrizione. Maometto è squarciato in due, dal mento all’ano, gli intestini penzoloni, il suo cuore “pareva e ‘l tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia”.

Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e ‘l tristo sacco
che merda fa di quel che si trangugia.

Mentre che tutto in lui veder m’attacco,
guardommi e con le man s’aperse il petto,
dicendo: «Or vedi com’ io mi dilacco!

vedi come storpiato è Mäometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.

E tutti li altri che tu vedi qui,
seminator di scandalo e di scisma
fuor vivi, e però son fessi così.

Un diavolo è qua dietro che n’accisma
sì crudelmente, al taglio de la spada
rimettendo ciascun di questa risma,

quand’ avem volta la dolente strada;
però che le ferite son richiuse
prima ch’altri dinanzi li rivada.

(Dante, Inferno, XXVIII Canto).