Ismaele Lulli, attirato al fiume e quasi decapitato. Movente: gelosia. Fermati i 2 giovani, tensioni FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 luglio 2015 11:15 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2015 13:58
Ismaele Lulli, attirato al fiume e quasi decapitato. Movente: gelosia

Ismaele Lulli, attirato al fiume e quasi decapitato. Movente: gelosia

PESARO – Lo hanno invitato al fiume con la scusa di fare un bagno. Poi lo hanno quasi decapitato. Così il colonnello dei carabinieri Antonio Sommese ricostruisce l’omicidio di Ismaele Lulli, il ragazzo di 17 anni sgozzato a Sant’Angelo in Vado, vicino Pesaro. Per il militare i dubbi sono pochi: il movente è la gelosia e a uccidere il ragazzo sarebbero stati due giovani albanesi già fermati e a lungo interrogati.

Sommese descrive così la vittima:

“Un ragazzo che non ha altre colpe se non di conoscere altre persone, altri ragazzi che andavano a scuola insieme, frequentavano gli stessi posti, si trovavano alla stessa fermata dell’autobus”

I due giovani albanesi, sempre secondo il carabiniere,  hanno responsabilità diverse nella morte di Ismaele Lulli: l’autore materiale è Igli Meta, di 20 anni residente a Urbania, mentre Marjo Mema, di 19 anni, lo avrebbe aiutato.

Igli Meta, il ventenne che avrebbe materialmente ucciso il 17 Ismale Lulli a sant’Angelo in Vado, avrebbe agito per gelosia. Erroneamente convinto che il ragazzo avesse tentato un approccio con la sua ex fidanzata, avrebbe quindi inteso punirlo.

Agghiacciante la ricostruzione del delitto: Lulli è morto dopo essere stato legato con del nastro adesivo da pacchi e colpito alla gola con un coltello sotto ad una croce di ferro, in cima ad un poggio in località San Martino in Selva Nera. Un solo colpo mortale al collo, talmente forte che il 17enne “è stato quasi decapitato” ha detto il col. Antonio Sommese, dei carabinieri di Pesaro. la morte è stata rapida.

Dopo avere ucciso Ismaele e averne gettato il corpo in un dirupo, i due fermati, Igli Meta e Marjo Mema, sono andati a fare il bagno al fiume progettato insieme alla loro vittima. In questo caso però – ha raccontato Sommese – sarebbe servito per lavare via il sangue. Ismaele, che era più altro e robusto di suoi aggressori, sarebbe stato colto di sorpresa.

A Sant’Angelo in Vado il clima è molto teso: quando i due ragazzi sono stati trasferiti dalla caserma dei carabinieri di Sant’ Angelo in Vado al carcere di Villa Fastiggi a Pesaro, una folla che si era raccolta ha cercato di colpire a calci e pugni i mezzi delle forze dell’ordine e lanciato invettive. I militari sono riusciti ad evitare conseguenze peggiori dovute al dolore e all’esasperazione: nel piccolo paese tutti conoscevano Ismaele e la sua famiglia.