Ismar Mesinovic, figlio è vivo. Jihadista a madre: “Convertiti se vuoi vederlo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Giugno 2015 13:23 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2015 13:23
Ismar Mesinovic, figlio è vivo. Jihadista a madre: "Convertiti se vuoi vederlo"

Ismar Mesinovic, figlio è vivo. Jihadista a madre: “Convertiti se vuoi vederlo”

BELLUNO – “Tuo figlio è ancora vivo, ma se vuoi rivederlo devi convertirti e venire in Siria”. Questo il messaggio che la moglie di Ismar Mesinovic, jihadista morto ad Aleppo che aveva rapito il figlioletto di 2 anni e lo aveva portato con sé, ha ricevuto da Munifer Karamaleski.

Lauredana Marsiglia sul Gazzettino scrive che Lidia Solano Herrera, mamma del piccolo, è stata contattata più volte da Karamaleski, amico di Mesinovic, e l’ha rassicurata sulla salute del piccolo. La donna potrebbe anche vederlo, ma ad una condizione, come testimoniato da un messaggio ricevuto dalla donna lo scorso 21 dicembre:

“Si scopre così che quel Karamaleski che, nel settembre 2014 veniva dato per morto da tutti i media nazionali, in realtà non lo era. L’invito lanciato alla donna da Munifer, fedele compagno di Mesinovic che morì nel gennaio 2014 combattendo ad Aleppo, è chiaro: convertiti e alleva tuo figlio secondo i dogmi del Corano, così potrete stare ancora assieme. Questa sarebbe stata la volontà del padre”.

Non è ancora chiaro però se il numero da cui la donna è stata contattata sia realmente quello di Karamaleski:

“I contatti tra i due avvennero quando la Herrera, a fine novembre, raggiunse la Turchia. Da qui riesce ad intercettare Munifer che però risponde solo agli sms: un primo messaggio la informa che il piccolo sta bene; ne segue un secondo, del 17 dicembre, con il quale l’uomo le dice che se vuole vedere il piccolo non ci sarebbe stato alcun problema, in tre giorni poteva organizzare l’incontro, purché lei fosse ancora in Turchia. Ma la donna, proprio il 17, ritorna in Italia. Il 21 dicembre le arriva l’ultimo messaggio con il quale Munifer le dice che nessuno vuole portarle via il bambino, ma che se lo vuole deve andare in Siria”.