Istat: nuovo minimo storico delle nascite in Italia. Mai così poche dall’Unità

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Luglio 2020 11:29 | Ultimo aggiornamento: 13 Luglio 2020 11:29
L'Istat certifica un nuovo calo delle nascite record: mai così dall'Unità

Istat: nuovo minimo storico delle nascite in Italia. Mai così poche dall’Unità (Foto Ansa)

Nuovo minimo storico di nascite in Italia: mai così poche dall’Unità. Lo evidenzia il Bilancio demografico nazionale 2019 dell’Istat.

La diminuzione delle nascite (-4.5%) è di oltre 19mila unità rispetto al 2018. Nel 2019 sono stati iscritti in anagrafe per la nascita 420.170 bambini.

E’ di +16,1% l’aumento di cittadini cancellati dalle anagrafiche che vanno all’estero: nel 2019 le cancellazioni di cittadini trasferitisi all’estero sono state 182.15. 

Il record negativo delle nascite dall’Unità d’Italia

Il record negativo di nascite dall’Unità d’Italia registrato nel 2018 – spiega l’Istituto nazionale di Statistica – è di nuovo superato dai dati del 2019. Gli iscritti in anagrafe per nascita sono appena 420.170, con una diminuzione di oltre 19 mila unità sul 2018 (-4,5%).

Il calo si registra in tutte le ripartizioni, ma è più accentuato al Centro (-6,5%).

I fattori strutturali che negli ultimi anni hanno contribuito al calo delle nascite sono noti. Si identificano nella progressiva riduzione della popolazione italiana in età feconda, costituita da generazioni sempre meno numerose alla nascita per la denatalità, non più incrementate dall’ingresso di consistenti contingenti di giovani immigrati.

Negli ultimi anni si assiste anche a una progressiva diminuzione del numero di stranieri nati in Italia, così che il contributo all’incremento delle nascite fornito dalle donne straniere, registrato a partire dagli anni duemila, sta di anno in anno riducendosi.

Nel 2019 il numero di stranieri nati in Italia è pari a 62.944 (il 15% del totale dei nati), con un calo di 2.500 unità rispetto al 2018 (-3,8%).

Il peso percentuale delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati è maggiore nelle regioni dove la presenza straniera è più diffusa e radicata: nel Nord-ovest (21,1%) e nel Nord-est (21,2%).

Un quarto dei nati in Emilia-Romagna è straniero (25,0%), in Sardegna solo il 4,3%.

Il tasso di natalità del complesso della popolazione residente è pari al 7 per mille. Il primato è detenuto dalla provincia autonoma di Bolzano (9,9 per mille) mentre i valori più bassi si rilevano in Liguria (5,7 per mille) e in Sardegna (5,4 per mille). 

Residenti in calo di quasi 200mila unità

Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia è inferiore di quasi 189mila unità (188.721) rispetto all’inizio dell’anno. Il persistente declino avviatosi nel 2015 ha portato a una diminuzione di quasi 551 mila residenti in cinque anni.

Il numero di cittadini stranieri che arrivano nel nostro Paese è in calo (-8,6%), mentre prosegue l’aumento dell’emigrazione di italiani (+8,1%).

L’eccezione di Bolzano

Meno nascite e più decessi ovunque con l’eccezione di Bolzano. Il saldo naturale della popolazione residente, nel complesso, è negativo in tutte le regioni: unica eccezione la provincia autonoma di Bolzano, che prosegue il suo trend positivo in termini di capacità di crescita naturale.

Il tasso di crescita naturale, che si attesta a -3,6 per mille a livello nazionale, varia dal +1,5 per mille di Bolzano al -8,1 per mille della Liguria.

Anche Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Molise presentano livelli del saldo naturale particolarmente accentuati, superiori al -5,5 per mille.

Il deficit di nascite rispetto ai decessi è tutto dovuto alla popolazione di cittadinanza italiana (-270 mila), mentre per la popolazione straniera il saldo naturale resta ampiamente positivo (+55.510).

Il tasso di crescita naturale degli stranieri è pari in media nazionale a 10,5 per mille.

Anche per gli stranieri il valore più elevato si registra nella provincia di Bolzano (13,3 per mille), quello più basso in Sardegna (5,1 per mille).

Senza il contributo fornito dagli stranieri, che attenua il declino naturale della popolazione residente in Italia, si raggiungerebbero deficit di sostituzione ancora più drammatici. (Fonti: Ansa, Istat)