Istat, in Italia si separa una coppia su quattro. Ed è boom tra gli over 60

Pubblicato il 13 agosto 2010 11:28 | Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2010 21:02

A rischio ‘rottura’ matrimoniale le unioni di lunga durata: è quasi triplicato, dal 1995 al 2008, il numero delle coppie unite da oltre 25 anni che decidono di separarsi e cominciare una nuova vita fuori dal matrimonio. Allo stesso tempo calano, invece, le separazioni entro i cinque anni di matrimonio, passando dal 24% al 17%.

Nel complesso, in Italia si separa una coppia su quattro. Un dato che continua a crescere con il passare del tempo: nel 2008 le separazioni sono state 84.165 (+3,4% rispetto al 2007) e i divorzi 54.351 (+7,3%). Un incremento – osserva l’Istat – avvenuto in un contesto in cui i matrimoni diminuiscono e quindi è imputabile a un effettivo aumento della propensione alla rottura dell’ unione coniugale.

Rispetto al 1995, in particolare, le separazioni sono aumentate di oltre una volta e mezza (+61%) e i divorzi sono più che raddoppiati (+101%). La durata media del matrimonio, al momento della separazione, è di 15 anni, e sale a 18 anni quando si arriva al divorzio.

Differenze si rilevano a livello regionale: si va da un valore minimo di 186,3 separazioni per mille matrimoni che caratterizza il sud a un massimo osservato nel nord-ovest con 363,3. Nel 1995, solo la Valle d’Aosta registrava più di 300 separazioni per mille matrimoni mentre nel 2008 si collocano al di sopra di questa soglia quasi tutte le regioni del Nord (tranne il Veneto), la Toscana (350,5) e il Lazio (378,4).

Tra le regioni del Mezzogiorno, incrementi particolarmente consistenti si sono registrati in Molise (da 32 a 228,6) e in Abruzzo (da 125,9 a 279,3). Valori contenuti nelle altre regioni: dal 48,1 al 13,7 in Calabria, dal 53,3 a 152,2 in Basilicata, dal 70,1 al 182 in Campania, dal 76,7 a 197,1 in Puglia.

L’età media alla separazione è 45 anni per i mariti e 41 per le mogli; in caso di divorzio raggiungono rispettivamente 46 e 43 anni. La classe di età più numerosa è quella compresa fra i 40 e 44 anni sia per i mariti (22,2% del numero totale), sia per le mogli (21,8%). Solo nove anni prima ricadeva invece nella classe 35-39.

Fra l’altro, dal 2000 al 2008 il numero delle separazioni con uomini over-60 è passato da 4.247 a 7.747; nello stesso periodo, le donne con più di 60 anni coinvolte in una separazione sono più che raddoppiate, da 2.555 a 4.892. Di solito il procedimento scelto dai coniugi è quello consensuale: l’86,3% delle separazioni nel 2008 e il 77,3% dei divorzi.

Nel 70,8% delle separazioni e nel 62,4% dei divorzi si è trattato di coppie con figli; nel 78,8% dei casi si è fatto ricorso all’affido condiviso e solo nel 19,1% dei casi i figli sono stati affidati esclusivamente alla madre. I figli coinvolti nelle crisi coniugali sono stati 102.165 nelle separazioni e 53.008 nei divorzi.

Nelle separazioni, in oltre la metà dei casi (52,3%), il figlio ha meno di 18 anni; il 56,2% ha meno di 11 anni. Ma perché si separano gli italiani? Considerando solo le separazioni giudiziali, l’80,8% di queste è dovuto all’intollerabilità reciproca alla convivenza”; il 15,7% con addebito al marito, il 3,5% con addebito alla moglie.

L’aumento delle separazioni riguarda anche le coppie miste ma con ritmi ridotti. L’apice si è toccato nel 2005 quando erano state 7.536 contro le 4.266 del 2000, con un incremento quindi del 76,7%. Non tutte le separazioni legali finiscono con un divorzio (il 99,1%). Nel caso in cui si decide di arrivare al divorzio, la decisione si prende in un arco di tempo relativamente breve: per il 71,2% dei divorzi fra la separazione e la domanda di divorzio è stato inferiore ai cinque anni.