Jessica Valentina Faoro, il padre: “Si è difeso..? No, è omicidio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 febbraio 2018 8:32 | Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2018 8:42
Jessica Valentina Faoro

Jessica Valentina Faoro

ROMA – Alessandro Garlaschi dice di essersi difeso. “Oltre dieci coltellate non sono una difesa – risponde il padre di Jessica, Stefano Faoro – È omicidio, punto. Non me la prendo solo con lui ma anche con la moglie: troppo remissiva, senza carattere. È andata via di casa lasciando solo il marito con mia figlia e sapendo che soggetto fosse”.

L’ultimo messaggio Jessica glielo ha inviato su Whatsapp: “Martedì alle 13.06. “Hai visto papà, ho i capelli lisci. Ti piaccio?”.

L’intervista al Giorno.

Conosce Alessandro Garlaschi?

«Eravamo colleghi ma il suo nome non mi dice nulla, non ci frequentavamo. L’avevo incrociato di sicuro perché il volto, a guardare la foto, non mi è nuovo».

È un caso, quindi, che sia stato un suo collega (Garlaschi è un conducente del tram 15, ndr) a uccidere sua figlia?

«Mia figlia aveva degli amici a Rozzano e prendeva spesso il tram 15 per raggiungere il paese. Non mi è difficile immaginare che Garlaschi ne abbia approfittato. Jessica era una brava ragazza, dolce, non deve aver percepito il pericolo. Saputo che lei era alla ricerca di un posto in cui vivere e di un lavoro, lui le deve aver offerto ospitalità in cambio di un aiuto in casa».

A quanto pare, Garlaschi sostiene di aver usato il coltello per difesa. Che ne pensa?

«Oltre dieci coltellate non sono una difesa. È omicidio, punto. Non me la prendo solo con lui ma anche con la moglie: troppo remissiva, senza carattere. È andata via di casa lasciando solo il marito con mia figlia e sapendo che soggetto fosse».

Come mai il rapporto con sua figlia si era deteriorato?

«Mia figlia non ha avuto una vita facile. Io e la mia ex moglie ci siamo divisi tanto tempo fa, lei (così come il fratello, ora neomaggiorenne) ha vissuto fin da piccolissima tra famiglie affidatarie e comunità. Era stanca, scappava di continuo. L’anno scorso, l’ultima volta che ci siamo visti, abbiamo litigato perché io mi ero accorto che chattava con uomini più grandi e l’avevo ripresa. Era stata fidanzata anche con un ragazzo che era stato in carcere, più volte le avevo detto di “tornare sulla strada giusta”. Non sapeva nemmeno lei cosa volesse. Da allora non ci siamo più visti ma lei mi scriveva. Lo scorso 2 aprile, il giorno del mio compleanno, mi ha mandato un messaggio di auguri subito dopo mezzanotte. “Auguri. Sono stata la prima, vero?”, ed effettivamente era stata la prima».

Avrebbe voluto portare a casa con sé Jessica e il fratello?

«Sì. Nella casa in cui ora vivo avevo cominciato a realizzare un soppalco, una stanza sopralevata, per accogliere i miei figli che ora da maggiorenni sono considerati “autonomi”. Il mio rammarico è aver perso gli anni della loro crescita, ora col maschio sto cercando di recuperare. Jessica era già una donna, non sono riuscito a recuperare il rapporto con lei. Tante volte in passato avevo chiesto di poterli vedere di più (potevo farlo una volta ogni due mesi, dentro una stanza). È andata così… Ma ora chiedo a tutti di non diffondere notizie che fanno male».

Quali?

«Ho letto parole dure su di me, giudizi su cosa avrei dovuto o potuto fare. Qualcuno ha anche insinuato che mia figlia “si vendesse”. Invito ad avere maggiore rispetto in questo momento straziante».