Anthony Repici, condanna ridotta in Appello per ricatti online a Justine Mattera

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 aprile 2018 20:12 | Ultimo aggiornamento: 27 aprile 2018 5:38
Anthony Repici, condanna ridotta in Appello per ricatti online a Justine Mattera

Anthony Repici, condanna ridotta in Appello per ricatti online a Justine Mattera (Foto Ansa)

MILANO – Sconto di pena in secondo grado per Anthony Repici, il giovane messinese di 28 anni che secondo l’accusa, per riuscire a chattare con la showgirl Justine Mattera e con la scrittrice di romanzi erotici Irene Cao, si sarebbe spacciato per il pornodivo Franco Trentalance e per il ciclista veneto Filippo Pozzato.

Giovedì 26 aprile la Corte d’appello di Milano ha condannato il Repici ad un anno e due mesi di carcere, ritoccando al ribasso di sei mesi in meno rispetto quanto aveva inflitto il Tribunale lo scorso settembre. I giudici hanno confermato anche i risarcimenti: 8mila euro per Trentalance, 6mila per Cao, 4mila euro per Pozzato e la provvisionale immediatamente esecutiva di 10 mila euro per Justine Mattera.  Per lei il danno totale sarà liquidato in sede civile.

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La show girl commentando la sentenza, ha voluto ringraziale il suo avvocato, Anton Emilio Krogh, e “la polizia postale per il lavoro svolto e il grande supporto dato in un momento così difficile. Ma voglio ripetere il mio consiglio a tutti: denunciate subito se vi trovate vittime di violenze così odiose”.

Secondo il capo di imputazione, tra luglio e novembre 2012, Repici, che allora aveva 22 anni, utilizzando due falsi profili Facebook si sarebbe sostituito “illegittimamente alla persona di Trentalance (…) e così induceva in errore Mattera Justine”, “con la quale intratteneva delle conversazioni telematiche attribuendosi l’identità” del noto pornodivo, sostiene l’accusa. Un inganno nei confronti di Mattera, che gli avrebbe rivelato alcune informazioni private.

Inoltre secondo l’accusa alla “sostituzione di persona” sarebbe seguita la minaccia alla showgirl “di rendere pubblici i contenuti” delle conversazioni “ritenute compromettenti”. In tal modo il giovane avrebbe compiuto, quindi, “atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere” Mattera “a proseguire le comunicazioni on line”. Tentativo però non riuscito. Oggi la condanna.