Karol Wojtyla e la sua Wanda/ La donna era l’unica di cui si fidava il Papa, custodisce molti segreti sull’attentato di Alì Agca

Pubblicato il 11 giugno 2009 16:10 | Ultimo aggiornamento: 11 giugno 2009 16:11

Wanda Poltawska, la donna che trascorreva le vacanze a Castel Gandolfo, così amica di Giovanni Paolo II da essere appellata da lui “dusia” (ovvero sorella), oltre ad essere l’unica custode di 55 anni di fitta corrispondenza, continua a imbarazzare il Vaticano, con una serie di segreti legati agli anni del Pontificato di Wojtyla.

Sono molti i dettagli misteriosi che la psichiatra polacca conosce sull’attentato del 1981 in piazza San Pietro. Infatti  Rosario Priore, il giudice che indagò a lungo sui mandanti che si nascondevano dietro la mano di Alì Agca, interrogò Wanda per ben tre volte nel novembre del 1993.

Nelle ore seguenti all’attentato, a detta del giudice,  il Papa aveva tagliato i ponti con la Curia e con la Segreteria di Stato, affidandosi a questa sconosciuta signora, medico di Cracovia, nella quale riponeva la massima fiducia. «Giovanni Paolo II – spiega Priore – si circondò di una fascia ristrettissima di fide persone polacche, tagliando fuori tutti gli altri».

Un altro episodio interessante vede monsignore Salerno, consulente legale presso la Prefettura degli Affari economici, appropriarsi e  consegnare prontamente nelle mani della donna, alcune fotografie che ritraevano un Wojtyla dolorante e in vestaglia, affacciato su un piccolo terrazzo, con due medici al fianco, probabilmente scattate a pochi giorni dall’attentato.

Le foto, seppur rubate con un potente teleobiettivo, segnalavano chiaramente un grosso deficit sotto l’aspetto della sicurezza. E se, al posto del flash ci fosse stato un fucile ad alta precisione? O se le foto fossero finite sui giornali? Ma soprattutto, chi le aveva scattate? Forse c’era una talpa che si aggirava all’interno del Vaticano. Forse nella stessa Sicurezza.

Wanda Poltawska avviò una personale inchiesta interna, coinvolgendo monsignor Salerno e il fotografo dell’Osservatore romano, Arturo Mari. Un’inchiesta segretissima su cui, interrogata dalla magistratura italiana, la donna si è rivelata alquanto vaga: «Io al tempo non conoscevo quasi nessuno in Italia. Personalmente non presi alcuna decisione, se riferire o meno a persone della Sicurezza vaticana. Ne riferii solo al Sommo Pontefice».

Resta un dubbio sull’accaduto, quello relativo a Ennio Antonelli, che diede le foto al monsignore e che, a sua volta  disse di averle  ricevute da un generale italiano. Raccontò una storia palesemente falsa, di cui nessuno sa niente.

Nessuno, forse a eccezione di Wanda.