Killer in corsia, l’infermiera: “Idraulico liquido sui pomodori per zia non fa una cippa”

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 dicembre 2016 8:46 | Ultimo aggiornamento: 1 dicembre 2016 9:47

ROMA – “L’idraulico liquido non ha fatto una cippa”. Laura Taroni, l’infermiera di Saronno arrestata insieme al suo amante e medico anestesista Leonardo Cazzanica, aggiungeva liquido sgorgante sui pomodori della zia Irma, anziana e sordomuta. E’ solo una delle morti sospette, su cui la procura di Busto Arsizio, intende far luce: i due presunti amanti killer sono accusati di aver posto fine alle sofferenze di pazienti morituri all’ospedale di Saronno. Mentre tra le carte dell’inchiesta spunta anche l’ipotesi di un concorso ad hoc creato per la dottoressa Simona Sangion, con contratto in scadenza che minacciava di spifferare tutto se non fosse stata assunta dall’ospedale.

Un’inchiesta, insomma, destinata a non chiudersi in fretta: ad oggi il faldone delle indagini svolte dai carabinieri di Saronno, coordinati dal Procuratore Capo di Busto Arsizio, Gianluigi Fontana, e dal sostituto Cristina Ria, riguarda casi compresi tra il 2012 ed il 2013. Gli investigatori, dopo aver passato al setaccio numerosi pazienti gestiti in Pronto soccorso dal dottor Cazzaniga, ritengono però che il numero potrebbe crescere in modo considerevole.

Due sono quelli su cui i carabinieri sono già al lavoro: quello della morte della madre della Taroni e di quella del padre di Cazzaniga. La prima è deceduta in casa, il secondo è morto in pronto soccorso, proprio mentre il figlio era di turno. Parallelamente il lavoro dei carabinieri prosegue nello scavare a fondo sull’attività professionale del medico da quando è arrivato al Pronto Soccorso di Saronno: si indaga su tutti i pazienti trattati da Cazzaniga in ospedale. I carabinieri hanno sequestrato decine e decine di cartelle cliniche su cui sono in corso verifiche. Si vuole stabilire se e quali siano stati i pazienti sottoposti al cosiddetto “protocollo Cazzaniga”, quelli a cui secondo l’accusa venivano somministrate dosi letali di farmaci per indurre la morte.

Sono sette al momento gli infermieri dipendenti dell’ospedale che hanno ammesso di aver sentito parlare del “protocollo”. E la posizione della Dott. Sangion risulta chiave in tal senso. Intercettata al telefono col primario Nicola Scoppetta, la donna si sarebbe sfogata: “Se io il 24 settembre però non ho un lavoro, io faccio scoppiare un casino! E ho le carte in mano per farlo scoppiare davvero perché adesso sono veramente stanca di essere presa per il c…”. La minaccia della donna sarebbe seguita alla cancellazione del suo nome dal piano turni dell’ospedale, dal momento che il suo contratto era in scadenza. Le carte di cui parla l’hanno fatta finire sul registro degli indagati per falso ideologico in atto pubblico perché la dottoressa è a sua volta sospettata di aver aiutato l’infermiera Taroni a falsificare le analisi del sangue del marito.

Nel frattempo la Regione Lombardia ha deciso di istituire una Commissione d’inchiesta sul Pronto Soccorso dell’ospedale di Saronno. L’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, ha definito l’atto “doveroso”. “Siamo assolutamente sconcertati” ha aggiunto spiegando che la Commissione sarà composta da esperti clinici e di organizzazione ospedaliera che avranno il compito di “verificare la corretta gestione del Pronto soccorso”.