Kim Rossi Stuart, la sorella denuncia: “Mio figlio è bipolare, non dovrebbe stare in carcere”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Settembre 2019 10:38 | Ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2019 10:38
Kim Rossi Sturat, nipote carcere

Foto archivio ANSA

ROMA – Il nipote di Kim Rossi Stuart ha 25 anni e si trova in carcere, ma la madre denuncia: “E’ bipolare, non dovrebbe essere lì”. Il giovane ha scontato la sua condanna, ma ha avuto dei crolli nervosi e ora resta in carcere perché non ci sono posti nei Rems, le strutture previste per i malati psichici dopo la chiusura degli Ospedali psichiatrici Giudiziari (Opg).

Giacomo si trova nel carcere di Rebibbia e alla madre Loretta Rossi Stuart ha scritto: “Ho 25 anni, ho scontato la condanna ma resto parcheggiato in carcere come una vecchia auto da rottamare. Ho avuto dei crolli nervosi a causa di stupefacenti ma in fin dei conti non ho fatto male a nessuno e per l’incompetenza di questo Stato, sono ancora in cella, in una situazione che mi sta uccidendo ogni giorno”.

La sorella dell’attore d Romanzo Criminale spiega che i posti a disposizioni nei Rems, strutture che hanno preso il posto negli Opg dal 2015, sono pochi, anzi pochissimi e così il figlio che soffre di disturbo bipolare dopo aver concluso la sua condanna è rimasto in prigione, come riporta Repubblica: ““Mio figlio è bipolare, non dovrebbe stare in carcere, lo dice la legge, ma nelle strutture psichiatriche previste per lui. E’ esasperato dalla situazione, è come una bomba pronta ad esplodere. Continua a resistere ma è assolutamente consapevole che quello, quella cella, non è il posto dove dovrebbe essere. Cerca di resistere pensando al futuro, al domani, fa programmi, sogni. Vorrebbe partecipare alle Olimpiadi, è un bravo pugile. E’ un ragazzo che può essere recuperato ma solo se curato come merita”.

I problemi con la droga, spiega Loretta, hanno resi più evidenti i sintomi del figlio che dopo gli anni difficili dell’adolescenza è stato condannato prima per resistenza a pubblico ufficiale e poi per furto. La sorella dell’attore spiega a Repubblica che al giovane resta un anno da scontare in Rems, ma non c’è posto ed è rimasto in carcere: “Bisogna fare qualcosa per lui per gli altri che aspettano chiusi in una cella quando dovrebbero essere curati altrove. Spero che la mia piccola notorietà, e  di riflesso, serva almeno a questo: a dare voce a chi non ce l’ha”.

Loretta ora sta riprendendo con il telefono le giornate di chi è in attesa della libertà per realizzare un docufilm “Io combatto” e il problema dei Rems è stato confermato a Repubblica anche da Mauro Palma, garante nazionale dei detenuti, che chiede di aumentare i centri spesso “sovraffollati perché le strutture vengono concesse a chi ha misure provvisorie e non a chi ha misure definitive”. (Fonte Repubblica)