La rabbia del vescovo L' Aquila sta morendo ci hanno lasciati soli

Pubblicato il 21 Marzo 2010 12:00 | Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2010 12:00

da: La Repubblica

«L’ Aquila muore se continua ad essere lasciata sola. Dopo il terremoto del 6 aprile scorso, le macerie sono ancora a terra, salvo qualche rara eccezione. La gente, ancora costrettaa vivere lontana dalle loro case,è giustamente esasperata. Ormai non si può far più finta di niente». Grido di allarme di un vescovo, Giovanni D’ Ercole, in difesa del capoluogo abbruzzese a quasi un anno dal sisma. Ausiliare e vicario generale della diocesi aquilana retta dall’ arcivescovo Giuseppe Molinari, D’ Ercole è l’ «uomo» che il Vaticano ha inviato all’ Aquila per affiancare il vescovo locale nella ricostruzione delle chiese distrutte dal terremoto. Missionario orionino con anni di esperienza maturata in Africa, giornalista – in Vaticano è stato vice direttore della Sala Stampa e capo ufficio in Segreteria di Stato – D’ Ercole non disdegna il contatto diretto con fedeli, gente comune, credenti e non credenti. Coma ha già dimostrato all’ Aquila, dove anche oggi sarà nuovamente accanto al «popolo delle carriole» che tornerà a protestare per le macerie che ancora ostacolano il centro storico. «Sarò ancora accanto ai miei concittadini – confida il vescovo – per dare una mano, ma anche per cercare di non far calare il silenzio sui tanti problemi che ancora gravano sulla città». Monsignor Giovanni D’ Ercole, anche oggi, quindi, lei torna ad unirsi a chi protesta all’ Aquila? «Più che protestare, con questa iniziativa del popolo delle carriole la gente esprime la sua voglia di partecipazione, per cercare di attirare l’ attenzione sulle grandi attese della città ancora costretta in…

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