Roma: Lady Asl torna in cella, dopo la sanità la falsificazione di documenti processuali

Pubblicato il 29 Marzo 2011 14:16 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2011 15:27

ROMA – Torna in carcere Anna Giuseppina Iannuzzi, meglio conosciuta come Lady Asl, la donna al centro dello scandalo della sanità del Lazio. Nella giornata di martedì la donna è stata arrestata assieme al marito Andrea Cappelli, accusati di aver creato documenti falsi e cercando quindi di bloccare il processo d’appello che li vedeva imputati.

I provvedimenti di custodia cautelare sono stati emessi dal gip Cinzia Parasporo su richiesta del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Giovanni Bombardieri. L’indagine partì dopo la trasmissione degli atti da parte della I sezione della Corte d’Appello, davanti a cui si è celebrato il processo di secondo grado nei confronti dei coniugi, imputati in una delle tranche dell’inchiesta su una maxi truffa che sarebbe stata perpetrata ai danni del servizio sanitario regionale.

Il 5 marzo 2007 la donna è stata condannata con rito abbreviato dal gup Adele Rando a otto anni di reclusione, mentre al marito furono inflitti sei anni. Il 22 dicembre 2009 la I Corte d’Appello ridusse le pene a sei anni per la Iannuzzi e a quattro per il marito. Proprio nelle fasi finale del processo d’appello Lady Asl depositò una memoria con la quale accusava il suo ex difensore, l’avvocato Ugo Longo, di aver falsificato la sua firma apposta in calce alla procura speciale necessaria per il rito abbreviato, allegando anche una consulenza grafica a sostegno di tale tesi.

La donna accusava il suo ex legale, deceduto nel 2009 a causa di una malattia, di averle fatto firmare trenta fogli in bianco per procedere a chiedere la sua scarcerazione. La Iannuzzi si sarebbe resa conto che con tali fogli avrebbe potuto anche essere sollecitato l’accesso al rito abbreviato, cui lei sarebbe stata contraria.

Secondo l’accusa la coppia avrebbe anche falsificato altri documenti, certificati medici e istanze con cui si esprimeva la volontà di presenziare ad udienze. Accusati di falso, frode processuale, calunnia, il gip ha disposto la detenzione solo per il primo reato ritenendo sussistente il pericolo di reiterazione.