Lampedusa, la scelta fatale dei naufraghi: morire bruciati o annegati

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 4 ottobre 2013 8:51 | Ultimo aggiornamento: 12 maggio 2014 14:26
Lampedusa, la scelta fatale dei naufraghi: morire bruciati o annegati

I cadaveri dei migranti morti (Foto Lapresse)

ROMA – Morire bruciati o annegati: per molti dei 500 migranti somali ed eritrei del barcone naufragato a Lampedusa la scelta era tra queste due opzioni. Erano le 5 di giovedì mattina quando qualcuno, su quella carretta del mare senza nome, ha dato fuoco ad una coperta sperando che così i pescherecci lì attorno, illuminati, vedessero loro, a luci spente nella notte per sfuggire ai controlli.

Il viaggio era quasi finito. Erano ormai vicini alla piccola isola di Lampedusa, una delle più belle d’Italia, diventata anche tra le più umane, a colpi di tragedie come questa. Ma quel tentativo di chiedere aiuto è diventata tragedia nella tragedia.

Di fronte alle fiamme divampate su quei pochi metri quadrati di legno i migranti hanno dovuto scegliere. Molti sono gettati in acqua, anche se non sapevano nuotare, con lo stesso istinto ormai folle che spinse tanti lavoratori delle Twin Towers di New York a gettarsi nel vuoto per scappare dalle fiamme dell’11 settembre 2001.

Alcuni, invece, non sono riusciti nemmeno a tuffarsi. Sono rimasti intrappolati nella barca, trappola infernale. E adesso i sommozzatori li cercano sul fondo del mare. Si parla di decine di corpi rimasti imprigionati nello scafo colato a picco a cinquanta metri di profondità.

Decine di corpi che si andrebbero ad aggiungere ai 111 trovati nelle prime 24 ore dal naufragio, mentre solo 150 si sono salvati. Tra i morti anche quattro bambini e 49 donne. Numeri come quelli che sono stati spillati sui sacchi blu e verdi che ha avvolto i cadaveri, esposti nel porto di Lampedusa senza poter sfuggire allo sguardo di turisti e residenti.

Numeri dietro ai quali ci sono storie e vite finite così. Ma basterebbe vedere una volta le barchette sulle quali questi uomini, queste donne e questi bambini affrontano la traversata del Mediterraneo per capire che se lo fanno è perché davvero non hanno altra scelta.