Lampedusa, sopravvissuta: “I somali ci violentavano a turno nel deserto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 gennaio 2014 9:36 | Ultimo aggiornamento: 14 gennaio 2014 12:52
Lampedusa, sopravvissuta racconta: "Ci violentavano a turno nel deserto"

Lampedusa, sopravvissuta racconta: “Ci violentavano a turno nel deserto”

LAMPEDUSA – “Ci violentavano a turno nel deserto”: è il racconto, terribile e raccapricciante, di una delle immigrate sopravvissute al naufragio del 3 ottobre a Lampedusa. Laura Anello sul quotidiano la Stampa riporta le parole dette in aula a Palermo nel corso dell’incidente probatorio contro il carceriere somalo che avrebbe tenuto in ostaggio un centinaio di profughi nel deserto tra la Libia e il Sudan.

“Dopo avermi immobilizzata a terra – dice – mi hanno buttato in testa della benzina provocandomi un forte bruciore al cuoio capelluto, al viso e agli occhi. Successivamente, non contenti, i tre, a turno, hanno abusato di me. Non hanno fatto neanche uso di protezione, noncuranti della mia giovane età e del fatto che fossi vergine”. Il giudice le chiede anche questo, se davvero quella violenza atroce sia stata la sua prima volta. E la domanda arriva come un pugno nello stomaco, tradotta in dialetto tigrino dalla interprete, che abbassa gli occhi anche lei.

Poi però si contraddice:

“No, la verginità l’avevo persa con il mio fidanzato che è rimasto in Etiopia. Ma le mie compagne di viaggio sono state violentate tutte”. Tra loro c’era anche una ragazza di nome Johanna, e a sentirne la storia non sai se definirla più coraggiosa o più impaurita delle altre. Avevano dovuto trascinarla fuori per i capelli tanto faceva resistenza, urlava, piangeva. “E così aveva fatto anche nel capannone delle violenze, attiguo a quello della detenzione, dove era stata portata insieme con una sua compagna”, racconta l’avvocato Carlo Emma, che difende tutti i superstiti. Non aveva voluto sottostare alle richieste: aveva picchiato, morso, scalciato. “Piuttosto ammazzatemi”. L’altra era tornata, con i lividi e la vergogna. “Dov’è Johanna?”, le avevano chiesto i compagni. “Johanna non torna”, aveva risposto lei tra le lacrime. Per poi confidare a un cugino che aveva visto il suo corpo trascinato come un sacco, verso il deserto. Morta.